Addio struggente a Laura Gennaccari, morta a 16 anni. Il dolore e lo sgomento degli amici di una vita

martedì 10 Maggio 8:03 - di Redazione
Laura Gennaccari

Tanti fiori, tante lacrime, un dolore insopportabile, inaccettabile, sguardi sgomenti. Nella parrocchia di Santa Maria Goretti a Roma per l’ estremo saluto a Laura Gennaccari c’era una folla attonita e ancora impietrita dalla tragedia che ha colpito la figlia sedicenne del nostro amico e collega Federico, che a lungo ha collaborato con la nostra testata. Un lutto che sentiamo cucito sulla nostra pelle. Lo sconforto dipinto sui volti, un’atmosfera sospesa, irreale e tanti tanti amici di una vita, parenti, colleghi, militanti, tutti avvolti da un dolore cieco.

Folla di amici in lacrime

C’erano tanti ragazzi e ragazze che piangevano a calde lacrime come bambini l’amica Laura, la compagna di scuola, gli amici del canottaggio con cui ha condiviso gioie, vittorie. Quel team che l’ha vista sorridente e vincente appena due sabati fa e che proprio non si capacita che non sia più tra loro. Hanno portato per lei striscioni,  uno con su scritto “Arrivederci Principessa”. Tante rose, palloncini bianchi. Su tutto aleggiava quel suo sorriso contagioso, soave, che a guardarlo ti morde l’anima, una bellezza da togliere il fiato. Quegli occhi di cielo che stanno lì a interrogarci -senza risposte- sul senso della vita, sul dolore, sulla fragilità delle cose più preziose e insostituibili.

Quel sorriso indimenticabile di Laura

Editore, operatore culturale instancabile e pieno di iniziative sulla storia del nostro mondo politico, Federico Gennaccari si è sempre fatto volere bene da tutti nella sua attività di corrispondente del gruppo Msi, poi An, al Senato, e poi di responsabile della sua casa editrice Fergen. Gli amici di una vita, una folla che la chiesa ha faticato a contenere, hanno voluto essere lì, a piangere con lui e la sua famiglia la sua Laura, che ci sorride da quella foto struggente. Che non cessiamo di guardare con sgomento per porgerle domande senza risposta. Resta l’assurdità della morte, lo sgomento insopportabile della famiglia e di noi tutti, e una speranza. Che la famiglia possa trovare in qualche luogo riposto dell’anima  la forza per sopportare una perdita  grave e irreparabile come questa. Magari trovando in quel sorriso di Laura l’indicazione di una via per compiere  il cammino più difficile, riuscire a vivere.

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