Reddito di cittadinanza, l’effetto sui ristoranti. Borghese: “Personale introvabile, sono rimasto da solo in cucina”

giovedì 14 Aprile 18:15 - di Luisa Perri
Borghese, reddito cittadinanza

«Sa che cosa è successo lo scorso weekend? Quattro defezioni tra i ragazzi della brigata, da gestire all’ultimo minuto, e nessuno disposto a sostituire. Così a cucinare siamo rimasti io e il mio braccio destro: 45 anni io, 47 lui». Alessandro Borghese ha raccontato al Corriere della Sera la sua esperienza da ristoratore, grazie anche all’effetto “reddito di cittadinanza”.

Il conduttore di Quattro ristoranti gestisce un noto locale a Milano e riferisce di una vera e propria emergenza per gli imprenditori della ristorazione. «Ma li legge gli annunci? Io ne trovo una quantità ogni giorno. Cerchiamo professionisti del territorio. Chef e sous chef, personale di sala, sommelier, ma c’è bisogno pure di baristi, pizzaioli, pasticcieri. Tutti da assumere con regolare contratto. Sono alla perenne ricerca di collaboratori, ma fatico a trovare nuovi profili, sia per la cucina che per la sala: non posso non pormi delle domande».

Reddito cittadinanza: la denuncia di Borghese segue quella di altri imprenditori

L’effetto reddito di cittadinanza, non colpisce solo Borghese e la città di Milano. Per il vicepresidente di Confcommercio Toscana, Aldo Cursano, solo nella sua regione mancano 150mila lavoratori, di cui 120mila a tempo indeterminato che hanno cercato altri lavori. Ma i camerieri non si trovano per strada». Stesso problema in Sardegna. «Assumere nuovo personale è diventata un’impresa quasi impossibile – spiega a Leggo Carlo Amaduzzi, titolare di una struttura che da anni lavora con successo in Ogliastra – ed è ovvio che l’introduzione dei sussidi ai disoccupati abbia influito negativamente. In tanti, infatti, hanno rifiutato la nostra offerta per non rischiare di perdere gli aiuti. Mi sono quindi ritrovato all’improvviso davanti a un paradosso: l’introduzione del reddito di cittadinanza era stata concepita proprio per agevolare l’inserimento professionale dei senza lavoro, mentre si è dimostrato il maggiore deterrente per accettare un nuova occupazione».

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