Effetto reddito di cittadinanza, lo chef Alessandro Borghese si sfoga: “Non trovo più personale”

lunedì 25 Ottobre 18:40 - di Giovanni Pasero

Alessandro Borghese si sfoga al Corriere della Sera. Non lo cita espicitamente, ma il reddito di cittadinanza aleggia come uno spettro nell’intervista odierna.  «Io ho un ritmo di due-tre colloqui al giorno – dice lo chef e conduttore tv – ma poi non riesco ad assumere, perché tanti non stanno davvero cercando, si vede che non sono interessati. Altri approfittano della situazione: sanno che c’è tanta domanda perciò fanno richieste eccessive».

Alessandro Borghese non fa il nome del colpevole, ma si intuisce

Dopo la pandemia e alla luce di una perenne mancanza di dipendenti «sicuramente bisogna lavorare in modo diverso. Sta già succedendo. Io ero aperto sette giorni su sette pre-pandemia, adesso cinque. Vorrei tornare a sei, ma comunque terrò chiuso un giorno. Il riposo e i turni sono fondamentali. Sono alla perenne ricerca di collaboratori. Ma fatico a trovare nuovi profili, sia per la cucina che per la sala». Alessandro Borghese conferma il problema legato alla fuga del personale dai ristoranti. «Mentre la mia generazione è cresciuta lavorando a ritmi pazzeschi – riconosce Borghese – oggi è cambiata la mentalità: chi si affaccia a questa professione vuole garanzie. Stipendi più alti, turni regolamentati, percorsi di crescita. In cambio del sacrificio di tempo, i giovani chiedono certezze e gratificazioni. In effetti prima questo mestiere era sottopagato: oggi i ragazzi non lo accettano».

“Prima del Covid c’era la fila, oggi nessuno vuole più fare questo lavoro”

«Il tempo, oggi, è la vera moneta. La mia stessa brigata – rivela – si è rivoluzionata radicalmente. Sono andate via figure che stavano con me da più di dieci anni, sono tornate nelle loro regioni d’origine, dove hanno scelto un lavoro che richiedesse meno fatica psicologica, mentale e fisica». La carenza di personale impedisce al settore della ristorazione di «lavorare come potremmo: finalmente c’è profumo di ripartenza, tornano le liste d’attesa nelle prenotazioni, questo ci fa ben sperare e ci inorgoglisce. Ma bisogna rinunciare a delle opportunità perché mancano le risorse. Prima del Covid – ricorda – c’era la fila di ragazzi fuori dai ristoranti, oggi non si vuole più fare questo lavoro».

«Non riesco ad assumere – spiega – perché tanti non stanno davvero cercando, si vede che non sono interessati. Altri approfittano della situazione: sanno che c’è tanta domanda perciò fanno richieste eccessive. Io cerco la misura: persone che magari non sanno cucinare benissimo, ma che siano educate e desiderose di imparare. La mia azienda saprà ricompensarle – spiega – noi ai dipendenti offriamo anche corsi di inglese e di sommelier, ma deve instaurarsi un rapporto di fiducia reciproco». Per Borghese «bisogna essere datori di lavoro seri, dare prospettive. Se vogliamo che questo settore sia centrale per l’Italia è l’unica strada. Senza personale qualificato non andiamo da nessuna parte, se si trovano male i clienti non tornano».

(Alessandro Borghese, foto Twitter)

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