Palù: ecco perché il Covid può essere uscito dal laboratorio cinese. Meloni: i nostri dubbi erano legittimi

mercoledì 27 Aprile 20:20 - di Prisca Righetti
Palù
Giorgio Palù torna a ragionare e ad argomentare le sue ipotesi sull’origine cinese del Covid. «La verità sull’origine prossimale di Sars-CoV-2 potrebbe venire solo dalla Cina, dove il virus ha tratto origine. Tuttavia, le autorità cinesi sono state reticenti con ben tre commissioni inviate dall’Oms a Wuhan. E non hanno mai consegnato i prototipi di virus studiati a Wuhan, né i registri di laboratorio». Dice tutto in poche battute il presidente dell’Aifa e microbiologo e virologo di chiara fama. E lo fa in un’intervista al Corriere della sera, in cui, rispondendo alle domande, spiega, analizza e commenta i processi che dimostrerebbero il suo assunto.

Origine cinese del Covid: l’intervista a Palù e il post di Giorgia Meloni

Una disamina lucida e scevra da condizionamenti di sorta, quella dell’esperto, che Giorgia Meloni rilancia dalla sua pagina Facebook, aggiungendo: «Quando abbiamo posto legittimi dubbi sulla provenienza del virus, la sinistra ci ha accusati di ogni nefandezza, tra accuse di complottismo e di seminare odio contro la Cina. Oggi sono in molti a porsi le nostre stesse domande. Con tanti interrogativi irrisolti. Ma il governo cinese continua a non dare risposte». E concludendo: «Milioni di vittime e di vite stravolte. L’Italia, l’Europa e il mondo intero meritano di conoscere la verità».

Ecco quale potrebbe essere la causa all’origine della diffusione del Sars-Cov-2

Dunque, tutto parte da questa domanda che, non a caso, è anche il cardine dell’intervista a Palù: «Qual è la causa all’origine diffusione del Sars-Cov-2 da cui ha avuto origine la malattia di Covid-19 su scala globale?». La risposta, per quanto il condizionale sia d’obbligo, vira comunque su un punto di partenza preciso. E recita: «Oggi non abbiamo le prove che dimostrino inconfutabilmente come la pandemia abbia avuto origine: se da uno spillover del virus dal pipistrello all’uomo occorso in natura. O, viceversa, da uno spillover di laboratorio, per cause accidentali, come già successo per altri agenti patogeni altamente contagiosi». Ma, si evince dall’intervista subito dopo, l’esperto accredita la seconda tesi in un recente articolo scientifico.

Quella porzione genica che ritorna in tutte le varianti originatesi dal prototipo di Wuhan…

E allora, la successiva domanda, direbbe qualcuno, sorge spontanea: «Che cosa non convince dell’ipotesi secondo cui all’origine della pandemia ci sarebbe uno spillover occorso in natura?». E in questo caso la risposta è decisamente più netta e dirimente. «Ci sono diverse ragioni – replica Palù –. Per prima cosa, nel genoma del Sars-Cov-2, e in particolare nel gene che codifica la proteina Spike, è presente una sequenza unica. Non presente in nessun altro beta-coronavirus né genoma virale sequenziato». Poi, entrando nel merito scientifico della sua risposta, il virologo aggiunge anche:« Essa codifica quattro amminoacidi (Prra) essenziali per l’infettività e la patogenicità virale nei riguardi della nostra specie. Detta porzione genica è sottostata a selezione Darwiniana positiva, mantenendosi in tutte le varianti originatesi dal prototipo di Wuhan».

Palù sull’origine del Covid in Cina: il dilemma irrisolto di un ospite animale intermedio

E ancora. «In secondo luogo – prosegue il presidente dell’Aifa – Sars-Cov-2, pur essendo al 97% identico a RaTG-13 – un betacoronavirus che infetta il pipistrello Rhinolophus affinis in Asia meridionale – ha perso la capacità di infettare le cellule di pipistrello… Inoltre, conclude esaustivamente l’esperto, «non si è ancora rinvenuto un ospite animale intermedio che abbia permesso il passaggio del virus dall’ospite naturale all’uomo». Pertanto, è la logica conclusione, «la verità sull’origine prossimale di Sars-CoV-2 potrebbe venire solo dalla Cina, dove il virus ha tratto origine».

Origine cinese del Covid: la teoria dell’incidente di laboratorio

Dunque, arrivando pressoché alle conclusioni, cosa, invece, farebbe ipotizzare che il virus sia sfuggito dal laboratorio di Wuhan? «Resta aperta la possibilità che questo virus sia passato dall’animale all’uomo a causa un incidente di laboratorio. Non occorrono sofisticate operazioni di taglia e cuci genomico per modificare il virus di una specie animale – spiega infatti Palù – e renderlo in grado di infettare l’uomo. Basta replicarlo su cellule umane per passaggi ripetuti. Come era già successo nel 1977 con il virus influenzale H1N1 (all’origine della cosiddetta influenza russa, ndr), elaborato in un laboratorio dell’allora Unione Sovietica».

«Credo si sia tentato di dimostrare in laboratorio quello che può avvenire in natura con una mutazione spontanea»

A quale esigenza scientifica risponderebbe una ricerca del genere? Ce lo dice sempre Palù: «Credo si sia tentato di dimostrare in laboratorio quello che può avvenire in natura con una mutazione spontanea. Per chiarire, quindi, quali condizioni siano necessarie e sufficienti perché un virus animale con potenziale pre-pandemico sia in grado di fare il salto di specie. Uno scopo nobile perseguito dalla ricerca scientifica in ambito di biologia evoluzionistica, per prevenire future emergenze pandemiche».

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