Monito del Papa, la guerra è un oltraggio a Dio. Le armi del Vangelo? La preghiera e il perdono

13 Apr 2022 10:24 - di Redazione
Papa

Il monito del Papa risuona alto e forte nell’Aula Paolo VI durante l’udienza generale: «L’aggressione armata di questi giorni, come ogni guerra, rappresenta un oltraggio a Dio. Un tradimento blasfemo del Signore della Pasqua». Sempre un «preferire al suo volto mite, quello del falso dio di questo mondo». Dio vero e dio falso. E la guerra: tragico opposto di una pace gloriosa. «Siamo al centro della Settimana Santa, che si snoda dalla Domenica delle Palme alla Domenica di Pasqua. Entrambe queste domeniche – osserva il Pontefice – si caratterizzano per la festa che viene fatta intorno a Gesù. Ma sono due feste diverse. Domenica scorsa abbiamo visto Cristo entrare solennemente a Gerusalemme, accolto come Messia. Per Lui vengono stesi sulla strada mantelli e rami tagliati dagli alberi. La folla esultante benedice a gran voce “colui che viene, il re”. E acclama: «Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli» . Quella gente festeggia perché vede nell’ingresso di Gesù l’arrivo di un nuovo re, che avrebbe portato pace e gloria».

Il Papa: la guerra è sacrilegio, un oltraggio a Dio

«Ecco qual era la pace attesa da quella gente: una pace gloriosa. Frutto di un intervento regale, quello di un Messia potente che avrebbe liberato Gerusalemme dall’occupazione dei Romani. Altri, probabilmente, sognavano il ristabilimento di una pace sociale e vedevano in Gesù il re ideale. Colui che avrebbe sfamato le folle di pani, come aveva già fatto. E operato grandi miracoli, portando così più giustizia nel mondo. Ma Gesù – sottolinea Papa Francesco – non parla mai di questo. Ha davanti a sé una Pasqua diversa. Ecco come Cristo porta la pace nel mondo: attraverso la mansuetudine e la mitezza, simboleggiate da quel puledro legato, su cui nessuno era salito. Nessuno, perché il modo di fare di Dio è diverso da quello del mondo. Gesù, infatti, appena prima di Pasqua, spiega ai discepoli: “Vi lascio la pace, vi dò la mia pace. Non come la dà il mondo, io la dò a voi”».

«Ma la pace di Gesù non è frutto di qualche compromesso, non segue le strategie del mondo»

E ancora. «La pace che Gesù ci dà a Pasqua non è la pace che segue le strategie del mondo – prosegue Bergoglio –. Quella che il mondo crede di ottenere attraverso la forza. Con le conquiste e con varie forme di imposizione. Questa pace, in realtà, è solo un intervallo tra le guerre. Lo sappiamo bene. La pace del Signore segue la via della mitezza e della croce: è farsi carico degli altri. Cristo, infatti, ha preso su di sé il nostro male. Il nostro peccato e la nostra morte. Così ci ha liberati. La sua pace non è frutto di qualche compromesso. Ma nasce dal dono di sé. Questa pace mite e coraggiosa, però, è difficile da accogliere». Non a caso, allora, in questo frangente il Papa a tal proposito cita un grande racconto di Dostoevskij: «La cosiddetta Leggenda del Grande Inquisitore. Si narra di Gesù che, dopo vari secoli, torna sulla Terra. Subito è accolto dalla folla festante, che lo riconosce e lo acclama. Ma poi viene arrestato dall’Inquisitore, che rappresenta la logica mondana».

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