Luttwak: «Giorgia Meloni impara, migliora e progredisce. È pronta per andare al governo»

29 Apr 2022 13:55 - di Désirée Ragazzi
Luttwak

«Giorgia Meloni è assolutamente qualificata per rilanciare un governo italiano». Edward Luttwak, politologo, esperto di politica internazionale, in questi giorni in Italia, promuove a pieni voti il leader di Fratelli d’Italia.

Dottor Luttwak, come valutano gli osservatori stranieri come lei il percorso della destra italiana alla luce della convention che si svolge a Milano?

«Mi dispiace non seguo la convention. Posso solo dire che la Meloni, che è stata anche in America, è vista come un leader politico sempre in crescita che migliora, impara e progredisce. Giorgia Meloni in Florida ha fatto un’ottima impressione per la sua concretezza non solo ai repubblicani ma anche agli esperti di politica internazionale e di Paesi stranieri. Perché la politica americana è concreta».

La Meloni ha più volte sottolineato la posizione filoatlantista di FdI, posizione che esclude qualsiasi ipotesi di filoputinismo. Che ne pensa?

«La Meloni vuole definire una destra italiana che non è nostalgica, non è neofascista, non è neocomunista e non ha tentazioni di derive moscovite. Ed è la destra atlantica. E lo dice chiaramente: noi siano atlantici, noi siamo con la Danimarca, con l’Olanda, con l’Inghilterra, con l’America. Noi andiamo in altre direzioni».

Dottor Luttwak, due anni fa lei concordava con la scelta del Times di inserire Giorgia Meloni tra i venti volti  che potrebbero plasmare il mondo, ne è sempre convinto?

«Sì. Perché è andata in America in un gruppo della destra repubblicana e ha avuto un impatto come un politico italiano che sa parlare in inglese molto bene, capisce il linguaggio politico, si esprime politicamente ed è stata molto applaudita. Ha sorpreso la gente. I politici italiani anche quelli che parlano l’inglese balbettano e lei non ha balbettato. Ha fatto una chiara dichiarazione molto importante».

Non può mancare una domanda sulla guerra in Ucraina, come si può affrontare in maniera risolutiva?

«Questa è una saga e tutta un’epopea. La cosa drammatica è che l’esercito russo in Ucraina è più numeroso di quello ucraino: centomila contro ottantamila. Queste ventimila fanno la differenza. I russi per l’ennesima volta hanno cominciato la guerra malissimo, hanno fatto tutti gli errori possibili e poi hanno imparato. Non si arrendono, non fuggono, non scompaiono ma imparano. E purtroppo oggi l’esercito russo invece di arrendersi sopravvive e impara. Adesso c’è un problema terribile…».

Quale?

«Adesso che finalmente le armi arrivano mancano i soldati. È questo il momento in cui dovrebbero arrivare volontari in Ucraina, gente addestrata che ha fatto il servizio militare e non scalmanati».

Quale ruolo può avere l’Italia sulla risoluzione del conflitto?

«Che non ci sia una vittoria russa. Anche l’Italia ha mandato le armi. Il ministro Guerini è stato molto ostacolato dalla pigrizia burocratica, dalla resistenza della sinistra, dai cattolici, pacifisti e dai 5 Stelle. Tutti contro di lui. Comunque l’Italia si è mossa e ha mandato armi. C’è ancora bisogno. L’Italia aveva 36 brigate e oggi ne ha meno di 12, ha magazzini pieni di armi. Non devono essere modernissime per essere molto utili».

Un’ultima domanda, che consiglio darebbe per una nuova stagione di governo?

«Bisogna fare un paragone. Il tedesco ha un governo che funziona, l’italiano ha un’amministrazione che non funziona. L’italiano ha un sistema di giustizia che rende un verdetto civile dopo 15 anni, quindi ha molti handicap. E questi handicap vanno risolti. Così come la svalutazione. La Meloni deve emancipare l’Italia da questo sistema monetario, se lo fa vuol dire che vuole rilanciare l’Italia».

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