Il comunista Edy Ongaro morto nel Donbass sparito dal 2015: cercava di sfuggire all’arresto

venerdì 1 Aprile 19:23 - di Redazione
Edy Ongaro

Dispiace per il silenzio della politica sulla morte di Edy Ongaro, “eroico nella sua coerenza”. Parla così con l’Adnkronos il senatore ex M5S Emanuele Dessì, oggi esponente del Partito comunista nel Gruppo Misto. Dessì vorrebbe insomma un pubblico plauso per Edy Ongaro, partito volontario nel 2015 in Donbass per combattere contro gli ucraini.  Veneziano, 46enne, Ongaro è rimasto ucciso il 30 marzo mentre combatteva con le milizie separatiste.

“L’Italia e gli altri paesi europei della Nato – dice Dessì – hanno fatto finta per 8 anni che non ci fosse già una guerra in Ucraina, ma c’era. Così come c’è stata da 8 anni una trasformazione della tradizione ucraina da filosovietica a filonazista. In questo contesto, da anni, ci sono persone che in nome di una ideologia e di una fede politica molto radicata si sono votate alla causa. A difesa della popolazione civile attaccata dal battaglione Azov sono arrivati comunisti da tutto il mondo, arruolati dai battaglioni civici. Ma noi europei abbiamo fatto finta di niente”.

“Se il Donbass riuscisse a ottenere finalmente l’indipendenza per cui lotta da anni, probabilmente gli tributerebbe funerali di Stato”, rimarca Dessì, che aggiunge: “Anche chi non comprende e chi non capirà mai certi comportamenti, in ogni caso dovrà riconoscere l’enorme coerenza e l’enorme forza di un uomo del genere”.

Si dichiarano “molto scossi” i compagni di Ongaro del collettivo Stella rossa Nord Est del Veneziano. “Non aveva detto niente a nessuno, non sapevamo che sarebbe partito – racconta uno di loro – E’ partito nel 2015 e non è più tornato. Non ce lo aspettavamo davvero, lui credeva fortemente nei valori della Resistenza ma non credevamo avrebbe presto questa decisione. Ci sentivamo molto sporadicamente tramite messenger, mi mandava video sul calcio o di musica. Amava molto il calcio, avevamo giocato assieme e suonato in una band”.

Per lo più familiari e amici avevano notizie di Ongaro tramite i social network sui quali era molto attivo. “Quando il conflitto si è inasprito ha smesso di pubblicare, l’ultima foto che ha messo lo ritrae con un anziano che ha potuto rientrare in casa. La famiglia ha deciso di fare una messa in suffragio domenica a Giussano di Portogruaro, noi stiamo capendo come ricordarlo”.

In realtà la sparizione nel 2015 era legata a un altro episodio. Del tutto estraneo alla guerra e agli ideali comunisti. I militari portogruaresi – scrive La Stampa – lo dovevano arrestare per l’aggressione a una barista de La Stretta, in pieno cento storico a Portogruaro. Le rifilò un calcio all’addome perché, in stato di ebbrezza, voleva un’altra consumazione e l’esercente si rifiutò.

Dopo tre anni in Spagna, Ongaro nel Donbass “entra nella temuta brigata Prizrak, un battaglione di militari da ogni parte d’Europa che combatte contro l’esercito ucraino a favore della causa indipendentista filo-russa. In un’intervista poco dopo il suo arrivo si mostrava sicuro: «Non mi sento patriota, sono internazionalista e vicino agli esseri umani, i poveri, chi è uguale a me. Io liberamente non avendo nessuno peso sulle spalle penso che finché il sangue scorrerà da qui non uscirò mai. La mia scelta è di restare qui»”.

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