Giustizia, Pera boccia la Cartabia e rilancia il referendum: «Riforma debole. Si voti in 2 giorni»

mercoledì 27 Aprile 9:47 - di Redazione
Pera

«Non scomoderei la storia». Scegli un approccio (di ironia) british Marcello Pera per commentare dalle colonne del Giornale la «cosiddetta» riforma Cartabia della giustizia. Un testo che piace assai poco all’ex-presidente del Senato, tanto da faticare persino a definirlo “un passo in avanti”. «Si tratta di una quelle cosiddette riforme “lo vuole l’Europa“, genere “vorrei ma non posso” (…)», concede. Ma ben altro occorrerebbe: «Una riforma vera – spiega – può venire solo da una revisione della Costituzione». Per Pera, infatti, la strada maestra è resta l’elezione di un’assemblea costituente con il compito di riscrivere la nostra Carta fondamentale.

Pera: «Quel testo è un compromesso»

Sopratutto per quel che riguarda l’ordinamento giudiziario che va, dice, «ripensato» dal momento che «è da lì che è nata la magistratura come contropotere della politica e il magistrato come soggetto militante». Anomalie vistosissime, rispetto alle quali il testo Cartabia è poco più di un «compromesso». Reso ancor più precario dal pericolo che una volta «battezzata» la riforma, «ci si fermi lì». A giudizio di Pera si contano sulle dita di una sola mano gli aspetti positivi che contiene. Uno è certamente il fascicolo della performance del magistrato, introdotto per altro da un emendamento dell’ex-forzista Enrico Costa.

«Giusto andare alle urne»

Il resto, a cominciare dalla separazione delle funzioni per finire alla stretta sui magistrati fuori ruolo passando per il voto degli avvocati nei consigli giudiziari, è solo fumo negli occhi. ma Pera è scettico anche sull’uso dei referendum: «Sono uno strumento grossolano», premette. Ma è anche vero che se avessero successo, segnalerebbero un problema al Parlamento. «Giusto perciò andare tutti alle urne», esorta l’ex-presidente del Senato. Sempre che, ovviamente, il governo metta i cittadini nelle migliori condizioni per farlo. Al momento non è così, avendo limitato le elezioni solo al giorno di domenica 12 giugno. «No – obietta Pera -, il voto va spalmato su due giorni». Almeno questo.

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