Giletti dall’Ucraina: «Trincee come nei racconti di mio nonno sulla Prima Guerra Mondiale»

1 Apr 2022 12:34 - di Fortunata Cerri
Giletti

«Abbiamo scelto di venire da queste parti perché questa è l’ultima città che resiste. Il confine tra il fronte russo e il fronte ucraino è molto vicino qui. Questa città fa da baluardo a Odessa, dista circa 120 chilometri da questa città». È quanto ha raccontato Massimo Giletti intervenuto in diretta da Mykolaiv, in Ucraina, a Non stop news su rtl 102.5. «Pochi giorni fa è stato fatto l’attentato al governatore di questa zona – ha detto – uno Zelensky due, un personaggio di origini coreane che attraverso i social ha spinto tantissimo il popolo ucraino a combattere e a resistere. Era quindi un simbolo che andava eliminato».

Giletti: «È una guerra molto di trincea»

«Per sua fortuna, da come mi ha raccontato al telefono, è riuscito a sfuggire da questo attentato – ha spiegato il giornalista – Ieri mentre siamo andati verso Kherson, altro punto occupato dai russi, sono arrivati molti colpi di artiglieria e mortaio e quindi abbiamo scelto di tornare indietro. Siamo entrati nelle trincee perché questa è una strana guerra, è una guerra molto di trincea. Quello che ho visto dentro le trincee somiglia ai racconti che faceva mio nonno della prima guerra mondiale».

«Mariupol si difende in modo assurdo»

Giletti poi racconta ancora. «Parlavo con un ufficiale che era qui con me ieri sera. Mi raccontava che i russi hanno una potenza di fuoco micidiale che però stanno usando parzialmente. Mariupol si continua a difendere in modo assurdo, al limite di ogni resistenza. Questo è un battaglione su cui si è detto tutto e il contrario di tutto…».

«È un battaglione che ha molte persone filonaziste dentro, uno scontro ideologico pesantissimo – continua il conduttore di Non è L’Arena – Ecco perché Mariupol deve essere assolutamente presa. Ieri sera sono passato in un ponte dove all’andata non c’era nessun segno di battaglia, al rientro c’era un buco sulla corsia di destra molto grande, quindi poi è il destino che decide se tu ce la fai o no».

«Tutto è potenzialmente un obiettivo»

«Qui ci sono i droni che volano sulla testa nelle uniche due strade che collegano varie città, quindi ogni spostamento lo fai con mezzi blindati, tutto è potenzialmente un obiettivo – conclude – I russi se volessero potrebbero tirare giù tutto, hanno un potere superiore. Credo che ci sia una volontà di limitare i danni perché probabilmente vogliono riconquistarla e tenersela in un certo modo».

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