Gas russo, l’embargo sul tavolo dell’Ue. Di Maio possibilista: «Non escludiamo un dibattito»

4 Apr 2022 10:20 - di Natalia Delfino
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Le immagini dei massacri di Bucha spingono il dibattito sulle sanzioni nella direzione dell’embargo totale al petrolio e al gas russo. La Lituania, primo Paese nell’Ue, ha già annunciato che «non consumerà più un centimetro cubo di gas russo tossico», la Germania ha invitato l’Ue a valutare il divieto di importazioni, perché «deve esserci una risposta. Tali crimini non devono rimanere senza risposta» e, insieme all’Austria, ha attivato l’allerta preventiva per il piano di emergenza energetica. Emmanuel Macron, poi, oggi ha espresso «l’auspicio» che si possa giungere «questa settimana» al blocco completo delle importazioni di petrolio e carbone dalla Russia. In Italia, fra i primi a sostenere la necessità di un intervento in questo senso, sollecitato con forza dal ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, è stato Enrico Letta, poi seguito da un possibilista Luigi Di Maio.

Letta spinge per l’embargo del gas russo. Calenda lo gela

«Quante Bucha servono prima di passare a un embargo completo su petrolio e gas russi? Il tempo è finito», ha scritto Letta su Twitter, facendosi rispondere da Carlo Calenda che certo l’embargo immediato sarebbe una risposta adeguata, ma «purtroppo chi lo chiede a partire dal Pd fino a ieri era contrario a ogni investimento alternativo sul gas». «Dunque – ha sottolineato – anche in questo caso si tratta di retorica».

Di Maio possibilista: «Non escludiamo un dibattito»

L’ipotesi comunque è sul tavolo e Di Maio ha spiegato che «noi lavoriamo per renderci indipendenti dai ricatti dal gas russo» e «non escludiamo», alla luce dei fatti di Bucha, che «nelle prossime ore possa esserci un dibattito sul tema dell’import di idrocarburi dalla Russia». Sulle posizioni di Letta si sono attestati anche Pierferdinando Casini e Benedetto Della Vedova, ma il sottosegretario all’Ue, Enzo Amendola, ha ricordato che «il lavoro della Farnesina e di palazzo Chigi è quello di sostituire in parte il gas russo», sottolineando che «sarà decisivo giocare su due livelli: a livello europeo per acquisti, stoccaggi e per chiudere il pacchetto energia con la Commissione, e poi fare i compiti a casa, spingere sulle rinnovabili con il Pnnr e con i rigassificatori».

Il governo sul caro energia: «Dobbiamo fare i conti con le risorse»

Dunque, chiudere i rubinetti del gas russo non è semplice come scrivere un tweet, tanto più in una situazione già drammatica per i rincari. Intervistato da Radio24, il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha ricordato che contro il caro energia «abbiamo speso 21 miliardi negli ultimi 9 mesi. Lo sforzo è stato grande». Per nuovi aiuti, ha poi chiarito, «ci sono dei piccoli margini, ma dobbiamo fare i conti con le risorse. Stiamo anche valutando altri interventi come dedicare una certa quantità di energia solo ad aziende ad alto consumo ma sono tutte cose che, in questi giorni, vanno studiate e perfezionate».

L’allarme di Confindustria: «Siamo in recessione tecnica»

Intanto, però, l’economia italiana finisce strozzata. Il centro studi di Confindustria ha stimato una flessione di almeno 2,2 punti percentuali della crescita economica del Paese, con un punto di arrivo a 1,9% a fronte del 4% stimato. Il caro bolletta legato alla guerra in Ucraina costerà alle aziende un maggior costo finale di circa 68 miliardi su base annua di cui 27 miliardi saranno pagati solo dalla industria manufatturiera. «L’incidenza dei costi dell’energia sul totale dei costi di produzione aumenterebbe del 77% per il totale dell’economia italiana, passando dal 4,6% nel periodo pre-pandemico (media 2018-19) all’8,2% nel 2022», si legge nel dossier, che avverte come le bollette alle stelle ridurranno potere d’acquisto e consumi delle famiglie, che «cresceranno nel 2022 solo dell’1,7% rispetto al 5,1% registrato lo scorso anno».

Bonomi: «Dal governo misure insufficienti»

«I numeri del rapporto sono numeri che spaventano in maniera forte perché danno concretezza ad un allarme che cresce che Confindustria, inascoltata, aveva già lanciato», ha detto il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, avvertendo sul fatto che «nei primi 2 trimestri del 2022 saremo in recessione tecnica» e sulla necessità di rivedere gli obiettivi del Pnrr. «Oggi sono più importanti 52 km di piste ciclabili o forse realizzare quegli impianti di rigassificazione di cui abbiamo bisogno e che possono portare sollievo alle bollette energetiche di imprese e famiglie? Perché sennò il rischio è che faremo le 52 piste ciclabili e ci andremo tutti perché non avremo altro», ha avvertito, chiarendo che anche «le misure fin qui adottate dal governo non sono sufficienti».

 

 

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