Barbareschi parla di “mafie” Lgbt e scatena le ire delle associazioni. “Io escluso in quanto etero”

sabato 30 Aprile 16:29 - di Alberto Consoli
LgbtBarbareschi

Infuria la polemica contro Luca Barbareschi che ha parlato in  mattina a Sutri incappando in una frase: “il problema è la mafia dei fr… e delle lesbiche”. Lo ha detto durante la presentazione della mostra curata da Vittorio Sgarbi, “Eccentrici e solitari”, a palazzo Doebbing. Con loro anche il ministro al turismo Massimo Garavaglia, il sindaco di San Gimignano Andrea Marrucci, istituzioni e autorità. “Le parole di Luca Barbareschi, che ha accostato le mafie con la comunità Lgbt risultano inaccettabili”, hanno subito replicato  gli organizzatori del Lazio Pride.  “Il problema non è l’omosessualità, ma la mafia dei fro*i e delle lesbiche”, è una frase per la quale all’attore e regista sono state chieste pubbliche scusa da varie associazioni.

La furia della associazioni Lgbt contro Barbareschi

“Ricordiamo che nel 2018 il Pride di Ostia, organizzato da Lazio Pride, fu dedicato proprio alle vittime delle mafie, in gemellaggio con il Pride di Napoli – ricorda ancora il Lazio Pride in una nota -. La comunità Lgbt è vittima della criminalità organizzata, che sfrutta e opprime le condizioni di disagio di chi è vittima di omofobia. Barbareschi chieda scusa”. Si è andati fuori tema, il concetto che ruvidamente Barbareschi voleva focalizzare non era certo l’impatto criminale della parola mafia né un giudizio sugli orientamenti sessuali. Infatti Barbareschi ha tentato di precisare il suo pensiero: “Io sono a favore degli omosessuali e a favore delle lesbiche. Ma qualsiasi persona, anche quattro tranvieri, che fanno un’associazione che è discriminante verso le altre, allora questa è un’associazione mafiosa. Ormai il paradosso è che se io sono etero, sono escluso in quanto non transgender”.

“Il paradosso è che se io sono etero, sono escluso in quanto non transgender”.

Il tema che l’attore voleva affrontare non è pertanto riassumibile in una querelle becera, con il classico botta e risposta o il “chieda scusa”. Ma le associazioni Lgbt non gliel’hanno fatta passare liscia: “Lazio Pride è schierato nel contrasto alle mafie e continueremo a farlo il 25 giugno e il 9 luglio ai Lazio Pride di Albano Laziale e Viterbo”: lo  sottolinea il Lazio Pride e a fargli eco è Virginia Migliore, presidente di Peter Boom Arcigay Viterbo e originaria di Palermo: “Siamo fortemente delusi per le parole di Barbareschi pronunciate a Sutri. Mafie e comunità Lgbt sono in antitesi”. “Mafie”, nel lessico cui alludeva l’attore, era legato alle cosiddette lobby, alle conventicole Lgbt e ai pericoli di una discriminazione al contrario. Un discorso legato soprattutto al suo lavoro nello spettacolo. Ma si sa che in tempi di politicamente corretto l’uso delle parole diventa un’arma contundente.

Barbareschi: “Il totem dell’inclusività è stupido nell’arte”

Al sito Tuscia.web Barbareschi ha quindi  spiegato il senso del suo discorso: “La creatività – ha infatti spiegato Luca Barbareschi – non è legata al genere. Se ci sono 4 donne brave, ci sono 4 donne brave. Nel mio ufficio ci lavorano 80 persone. Non conosco la loro sessualità. E questo non è una discriminante verso di loro. Nè tantomeno loro ne traggono vantaggio. Poi uno nel privato può fare quello che vuole”. Ancora: “Le nuove regole degli Academy Award prevedono l’inclusività”, ha proseguito. “L’inclusività è la cosa più stupida del mondo. Cosa vuol dire l’inclusività? Io dovrei fare un film in cui c’è sempre un nano, un transgender, un cinese. E poi, un cinese come? Un cinese omosessuale? Un cinese lesbica?”.  L’attore ha poi raccontato che per girare un film dovrà attendere ad un corso assieme al regista Roman Polanski per attestare un sano rapporto con il sesso: “verrò processato da un gruppo di lesbiche e transgender“. Il senso del suo discorso era questo.

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