25 aprile, Segre bacchetta l’Anpi: “Sulla guerra nessuna neutralità, bisogna stare con gli ucraini”

giovedì 21 Aprile 8:26 - di Eugenio Battisti

Per Liliana Segre sarà un “25 aprile diverso”. Non si può ignorare che la guerra è tornata nel cuore dell’Europa. E non rivolgere l’attenzione al popolo ucraino. La senatrice a vita entra nelle polemiche che nelle ultime ore hanno coinvolto l’Anpi. Nei contrasti interni e nel duello a distanza con il Pd sul conflitto che da quasi due mesi infiamma l’Ucraina.

Segre: sarà un 25 aprile diverso

Da Pesaro, dove sta trascorrendo la sua convalescenza post covid racconta al Corriere della Sera la sua esperienza. E l’impossibilità di mantenere un atteggiamento neutrale tra Mosca e Kiev. “Mi auguro al più presto la pace”, dice la Segre. “L’equidistanza non è possibile. Il popolo ucraino è stato aggredito dai russi e la sua resistenza va sostenuta”. Il messaggio è chiaro. “La storia mostra che la pace non si ottiene restando indifferenti. O attraverso progressivi cedimenti agli aggressori. Ma garantendo una convivenza tra i Paesi basata sul diritto e sul rispetto”.

Giusto dare voce e sostenere gli ucraini

La Segre condivide pienamente la scelta di dare voce a un rappresentante del popolo ucraino. “Lo vedo anche come un segno di solidarietà verso i tantissimi anziani, donne, bambini, costretti a lasciare il loro Paese”. Poi racconta di non avere memoria diretta del 25 aprile. “Ero ancora prigioniera. Io ero ancora nel lager di Malchow, nella Germania settentrionale. Dove ero stata trasferita dai nazisti come ultima tappa della marcia della morte. Furono alcuni francesi prigionieri dei tedeschi, passando vicino al filo spinato in quei giorni di aprile, a dirci ‘Non morite, tenete duro, la guerra sta per finire'”.

La Festa della Liberazione è per tutti

Per la senatrice la Festa della Liberazione, quindi della libertà, “appartiene a tutti gli italiani e non dovrebbe mai scatenare divisioni”. Un altro concetto di buon senso, ma ancora un’eresia per una parte della sinistra. Lontana anni luce dalla pacificazione. Polemica anche con la scelta di celebrare la “Giornata nazionale della memoria e del sacrificio degli Alpini” il 26 gennaio. Anniversario della Battaglia di Nikolaevka, in Russia, avvenuta nel 1943. “Il 5 aprile, quando il Senato ha approvato l’istituzione di questa Giornata, purtroppo ero assente per il covid. Se ci fossi stata, avrei detto che quella data è sbagliata. È vero che nella battaglia di Nikolaevka il sacrificio degli Alpini fece sì che almeno una piccola parte delle forze del Regio esercito rientrasse in patria. Ma fu un’impresa onorevole nel contesto di una guerra disonorevole voluta dal fascismo”. Sarebbe stato meglio pensare a un’altra data sul calendario.

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