25 aprile, a Roma striscioni contro gli Usa e la Nato: è caos. L’Anpi “costretta” a dissociarsi (video)

lunedì 25 Aprile 13:47 - di Giorgia Castelli
25 aprile

Come ampiamente previsto la sinistra si mostra divisa. Sulle note di Bella Ciao è partito a Roma il corteo dell’Anpi Roma per celebrare il 25 aprile. Ad aprire la manifestazione è lo striscione dei partigiani. Tante le bandiere in piazza tra tricolori, bandiere rosse e della pace e di Emergency. Tra gli striscioni quello della Cgil: «Noi con i fascisti abbiamo finito di parlare il 25 aprile del 1945».

25 aprile, polemiche per gli slogan anti-Usa e anti-Nato

Non sono mancate le polemiche per gli slogan anti-Usa e anti-Nato su alcuni striscioni. «Basta guerre, contro Putin e contro la Nato», recita quello di Rifondazione comunista esposto in largo Bompiani, da dove è partito il corteo dell’Anpi. Poco più in là campeggia uno stendardo con la raffigurazione della morte che imbraccia una falce e indossa come mantello una bandiera degli Usa. E mentre a Roma compaiono striscioni provocatori, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella durante la cerimonia ufficiale ad Acerra sottolinea: «Oggi, in questa imprevedibile e drammatica stagione che attraversiamo in Europa, il valore della Resistenza – la resistenza all’aggressione, all’odio, alle stragi, alla barbarie contro i civili – supera i suoi stessi limiti temporali e geografici».

De Sanctis (Anpi): «Bandiere inopportune»

Gli striscioni provocano imbarazzo. «Non condivido queste bandiere, sono inopportune – commenta il presidente provinciale dell’Anpi Roma, Fabrizio De Sanctis, in piazza per la manifestazione – Adesso ce ne occuperemo. Siamo grati agli alleati e alle migliaia di giovani statunitensi morti per la liberazione dell’Italia». E poi ancora: «Vogliamo mantenere il senso di festa nazionale fondamentale del nostro paese e il senso di commozione per i caduti della Resistenza – aggiunge – Abbiamo sempre condannato l’occupazione di uno Stato sovrano. Il tema centrale è la pace. Noi siamo contro l’invio delle armi e il riarmo dell’Europa».

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