Tremonti: “La fine della globalizzazione ha portato la guerra. L’Italia? Ma quale crescita, numeri falsi”

lunedì 28 Marzo 11:26 - di Stefania Campitelli

La globalizzazione non esiste più, dicono in tanti. Colpa della guerra in Ucraina. E Giulio Tremonti si tuffa nella querelle e spiega l’equivoco. “Il rapporto tra la guerra in Ucraina e la fine della globalizzazione genera uno spettacolare e demenziale equivoco. Non è la guerra che ha posto termine alla globalizzazione. Ma è il termine della globalizzazione che ha portato la guerra“.

Tremonti: i pensatori guardano al dito…

Dalle col0nne de il Giornale, l’economista ed ex ministro di Berlusconi, mette all’indice i ‘pensatori’ contemporanei. Che confondono il dito con il cielo. “La globalizzazione era un mondo in cui la costellazione del mercato stava sopra. E gli Stati stavano sotto a competere pacificamente con le loro economie. Il mondo che sta venendo fuori, ma che era ben prevedibile, è invece un mundus furiorus. Era difficile prevedere in che anno e luogo ma già da anni era evidente la curva fatale della Storia”.

La globalizzazione è finita prima della guerra

“Si è spezzata la catena Stato-territorio-ricchezza. La ricchezza è entrata nella repubblica internazionale del denaro. E internet è uscito dai forzieri militari”, spiega Tremonti. “Google non perdona. Mentre crolla il tempio della globalizzazione”, spiega Tremonti. “Ne escono in cerca di salvezza sciamani e guaritori, monetaristi. profeti del giorno dopo. Già al principio del Novecento il mondo era internazionale. Ma poi è venuto il 1914 a riprova del fatto che quella era solo la Belle Époque ma restavano le differenze, le passioni, i miti, le Nazioni”.

La finanza ha messo in ginocchio la politica

Parole chiare, osservazioni  che vanno oltre la superficie dei fenomeni. E le chiacchiere televisive. Parole scomode. “Per anni la globalizzazione è andata oltre, come utopia. E utopia vuol dire ‘assenza di luogo’. Che è la quintessenza della globalizzazione stessa. La crisi di questa ideologia arriva già nel 2008, con la crisi finanziaria in America e nel Nord Europa. I capitali andavano in Asia alla ricerca di manodopera a basso costo. A quel punto – ecco l’implosione – si confrontarono due visioni. Quella del governo italiano che riteneva necessaria la stesura di regole per l’economia reale, il Global legal standard. Fu votato all’assemblea dell’Ocse. Noti che all’articolo 4 c’era il rispetto di regole ambientali e igieniche…”. Ma – prosegue il docente di economia – fu scontitto dal Financial Stability Board. Inglese a parte, il messaggio è semplice: addio alle regole per l’economia, solo alcuni criteri tecnici.

Numeri terrificanti. Ora sarà disordine globale

“I numeri attuali sono terrificanti. La finanza sta alla realtà in rapporto di tre a uno, come mai nella Storia. Su questa curva della Storia è arrivata la guerra in Ucraina. Già la pandemia aveva hackerato il software della globalizzazione, poi è venuta la guerra. Non sarà la fine ma temo il principio del disordine portato dall’inflazione. Che è la tassa sui poveri. E poi la fine delle illusioni monetarie che hanno animato il messaggio governativo nell’ultimo anno”. Poi la mazzata finale di Tremonti. “Ci dicevano che saremmo stati la locomotiva d’Europa. I numeri veri sono stati ignorati, i numeri falsi sono stati inventati. Il bus a due piani del trionfo calcistico, celebrato a Palazzo Chigi, si è schiantato subito dopo sull’angolo della Macedonia del Nord.”

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