Rischio radioattivo, è corsa all’acquisto di compresse allo iodio: gli endocrinologi invitano alla prudenza

sabato 5 Marzo 13:57 - di Giovanni Pasero
compresse iodio

“Assolutamente no al “fai da te”. Assumere compresse allo iodio per proteggersi da eventuali radiazioni nucleari è sbagliato e rischioso”. E’ categorico Franco Grimaldi, presidente dell’Associazione medici endocrinologi (Ame), commentando all’Adnkronos Salute le notizie di cittadini europei, soprattutto belgi, che hanno fatto incetta di integratori e pillole allo iodio nella convinzione di proteggersi da una eventuale esposizione a sostanze radioattive, in caso di attacco da parte delle forze russe alle centrali ucraine.

“La tiroide – spiega l’esperto – ha un meccanismo di autoregolazione per cui utilizza lo iodio per produrre gli ormoni tiroidei necessari all’organismo, ma se gli arriva troppo iodio si blocca, si satura”, con conseguenze pericolose. Per questo “assumere iodio in compresse senza prescrizione medica è sbagliato”, ammonisce.

“Lo iodio – prosegue il presidente degli endocrinologi italiani – riveste dunque un ruolo centrale nella fisiologia della ghiandola tiroidea. Il suo apporto viene assicurato all’organismo mediante composti iodati contenuti nel cibo, sale, acqua e preparazioni vitaminiche. Assumere un eccesso di iodio non radioattivo, sotto forma di ioduro di potassio (KI) può ridurre, fino a bloccare, l’accumulo dello iodio radioattivo all’interno della tiroide”, ribadisce Grimaldi, ricordando che “in Italia non esiste un farmaco commercialmente disponibile a base di ioduro di potassio”.

Compresse allo iodio: il “fai da te” comporta rischi per la salute

Escludendo e condannando dunque il ‘fai da te’, Grimaldi spiega come sia possibile, ovviamente con precise modalità e stretto controllo, ridurre i rischi per l’organismo di una eventuale esposizione. La tecnica viene usata, per proteggere la tiroide, anche quando si eseguono alcuni esami di medicina nucleare. Ovvero “qualche giorno prima dell’esposizione” con tempi e dosi ben precisi dunque, “si assume una soluzione satura di ioduro di potassio iodio in gocce, questo permette di saturare la tiroide e lo iodio radioattivo che viene dall’esterno non viene assorbito perché appunto la tiroide si è ‘bloccata’”.

“A causa dei gravi incidenti nucleari del passato – spiega Grimaldi – ora siamo preparati: l’Organizzazione mondiale della sanità ha predisposto Linee guida di orientamento tecnico (“Iodine thyroid blocking – Guidelines for use in planning for and responding to radiological and nuclear emergencies”) con l’obiettivo di sostenere la preparazione e l’organizzazione degli Stati membri su argomenti di sanità pubblica alle emergenze radioattive”.

Nel dettaglio, qualora necessario “viene prescritta una soluzione di Lugol al 5%, preparata in farmacia e previa presentazione di ricetta. La dose è di 7 gocce tre volte al giorno che possono essere assunte con gli alimenti. L’assunzione di Ioduro di potassio (KI) può però, in qualche caso, determinare sintomi influenzali, cefalea, congiuntivite, arrossamenti del volto, dolore alle ghiandole salivari, laringite, bronchite ed inoltre, in persone predisposte, vi è anche la possibilità di sviluppo di ipo o ipertiroidismo. Per questo motivo – è il monito del presidente Ame – è opportuno che questo preparato venga assunto soltanto in caso di effettiva necessità. Ovvero, se ufficialmente raccomandato dalle autorità sanitarie locali, con ricetta medica, secondo le modalità indicate e sotto controllo medico”.

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