Putin può essere un’icona reazionaria, ma i veri conservatori si nutrono di realismo politico

28 Mar 2022 17:10 - di Riccardo Angelini
Putin

Putin non è più un’icona della destra reazionaria. Lo sottolinea l’influente blogger statunitense Andrew Sullivan, passando in rassegna i leader occidentali che hanno subìto un innamoramento per lo zar di Mosca.
Sullivan – il cui articolo si può leggere sul Foglio di oggi – “elenca tutti i leader occidentali che hanno aderito al culto globale del putinismo. Partendo dall’ex presidente americano Donald Trump.

Poi ci sono i fiancheggiatori europei del leader russo. Da Nigel Farage al francese Eric Zemmour, fino al premier ungherese Viktor Orbán.

La destra che Sullivan chiama post-liberale ha visto in Putin un baluardo, una diga, contro la decadenza dell’Occidente in preda ai deliri del politicamente corretto. Ma ora, l’invasione di un paese confinante, le bombe sui civili inermi, i carri armati che ricordano l’arroganza sovietica, hanno cambiato la “narrazione”.

Ma non c’è solo questo aspetto. “In secondo luogo – prosegue il giornalista – Putin sta fallendo, e questa forse è la spiegazione più importante. Il leader appare debole. L’immagine di un convoglio di carri armati grande, fermo e vulnerabile che si dirige (o meno) verso Kiyiv è diventata la metafora della presidenza di Putin. Il mondo si sta prendendo gioco della natura decrepita e amatoriale dell’esercito russo. Sembra che Mosca stia andando incontro a un conflitto lungo e sanguinoso per ottenere una qualche forma di controllo sull’Ucraina, seguita da un’insurrezione ancora più lunga e sanguinosa”.

Ma, di più, Putin è riuscito nell’impresa di  “unire l’Europa attorno alla Nato, convincere i paesi Nato a investire sulla difesa e affidare una nuova missione all’alleanza atlantica: la deterrenza della Russia”. Ce n’è abbastanza, insomma, per appannare l’immagine di Putin. Il cui culto può sopravvivere solo se il reazionarismo (che è cosa diversa dal pensiero reazionario) si riduce a un umore.

L’umore di chi “non si impegna a risolvere i problemi del presente, ma a vivere in un passato distante e immaginario”. E finisce con l’esprimere una visione del mondo che mette insieme “il misticismo della religione ortodossa, le teorie complottiste anti americane e l’edonismo”.

Sullivan distingue l’umore dei reazionari dall’atteggiamento dei conservatori. “Capisco il potere della nostalgia, della reazione e della controrivoluzione – scrive  – Ma sono un conservatore, non un reazionario. Credo nel mantenimento pragmatico di società libere e dinamiche () non credo nei tentativi di riesumare e applicare la gloria passata al presente () Spero che Putin fallisca, e lo faccia malamente (ma non al punto da portare il mondo sull’orlo di una guerra nucleare). E spero che la destra occidentale veda il proprio flirt con Putin come una lezione per il futuro: a casa e all’estero, da Putin a Xi, la politica reazionaria post liberale fa rumore ed è violenta, ma non va da nessuna parte”.

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