Primo sì alla legge sull’eutanasia. Letta esulta: ottimo lavoro. Pro Vita scenderà in piazza

giovedì 10 Marzo 16:11 - di Riccardo Angelini
eutanasia

Eutanasia, primo sì alla legge sul fine vita: la Camera con 253 voti a favore, 117 contrari e un’astensione, ha dato il via libera al testo sulle “Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita” che è il compendio nove pdl (2 di esse di iniziativa popolare, depositate in Parlamento).

L’iter della legge sull’eutanasia, avviato il 13 dicembre 2021 dalla Camera, è stato difficoltoso e contrastato dall’opposizione del centrodestra, fino all’ultimo voto di oggi. Il testo dispone le norme per la facoltà di richiedere assistenza medica, al fine di porre fine volontariamente e autonomamente alla propria vita. In presenza di specifici presupposti e condizioni, individuando i requisiti e la forma della richiesta, nonché le modalità.

Eutanasia, non punibilità del medico e diritto all’obiezione di coscienza

La legge prevede inoltre l’esclusione della punibilità per il medico, nonché per chiunque abbia agevolato il malato nell’esecuzione della procedura di morte. Un aspetto che è presente anche nell’articolo 6 che riconosce il diritto all’obiezione di coscienza del personale sanitario. E istituisce i Comitati per la valutazione clinica presso le Aziende Sanitarie territoriali.

Eutanasia, il medico deve attestare la sussistenza della patologia irreversibile

La finalità del testo, contenuta nell’articolo 1, “disciplina la facoltà della persona affetta da una patologia irreversibile e con prognosi infausta o da una condizione clinica irreversibile, di richiedere assistenza medica, al fine di porre fine volontariamente e autonomamente alla propria vita“.

Al medico spetta il compito di attestare la sussistenza della patologia ( “irreversibile e con prognosi infausta”), che cagiona “sofferenze fisiche e psicologiche che la persona stessa trova assolutamente intollerabili”. Si prevede anche il caso in cui la persona è dipendente da “trattamenti sanitari di sostegno vitale, la cui interruzione provocherebbe il decesso del paziente”.

Il soggetto deve essere pienamente capace di intendere e di volere

Per morte volontaria medicalmente assistita si intende “il decesso cagionato da un atto autonomo, con il quale si pone fine alla propria vita in modo volontario, dignitoso e consapevole. Con il supporto e sotto il controllo del Servizio sanitario nazionale”. L’atto “deve essere il risultato di una volontà attuale, libera e consapevole di un soggetto pienamente capace di intendere e di volere”.

Può fare richiesta di morte volontaria medicalmente assistita, la persona che, al momento della richiesta, abbia raggiunto la maggiore età, “sia capace di intendere e di volere e di prendere decisioni libere”. E che sia stata previamente coinvolta in un percorso di cure palliative al fine di alleviare il suo stato di sofferenza e le abbia esplicitamente rifiutate”.

Eutanasia, la richiesta può essere fatta anche con un video alla presenza di due testimoni

In particolare, la legge prevede che “la richiesta debba essere manifestata per iscritto, nelle forme dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata. Se le condizioni della persona non consentono il rispetto di queste forme, la richiesta può essere espressa e documentata con videoregistrazione o qualunque altro dispositivo idoneo che gli consenta di comunicare e manifestare inequivocabilmente la propria volontà, alla presenza di 2 testimoni”.

Letta esulta, l’associazione Pro Vita prepara una manifestazione

“Abbiamo approvato la legge, non ci avrei sperato, ma c’è stato un ottimo lavoro del Parlamento in questi giorni e in queste settimane e si è arrivati alla votazione”, esulta Enrico Letta. Mentre l’associazione Pro Vita & Famiglia annuncia “una grande manifestazione nazionale per la Vita contro il tentativo del Parlamento di introdurre in Italia l’eutanasia, che nel mondo spinge e induce alla morte malati, anziani, soli, depressi anche minorenni e disincentiva gli investimenti in assistenza socio-sanitaria e in cure palliative da parte dello Stato, istituzionalizzando la “cultura dello scarto” denunciata da Papa Francesco”.

 

 

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