La denuncia di Amnesty: «Gli Stati ricchi hanno chiuso gli occhi sui profitti di Big Pharma»

martedì 29 Marzo 10:47 - di Giorgia Castelli
Amnesty International

«Gli Stati ad alto reddito hanno colluso coi giganti aziendali ingannando le persone con slogan vuoti e false promesse su un’equa ripresa dalla pandemia da Covid-19, in quello che è risultato uno dei più grandi tradimenti dei nostri tempi». È quanto ha dichiarato Amnesty International in occasione del lancio della sua analisi annuale sulla situazione dei diritti umani nel mondo.

Il Rapporto 2021-2022 (pubblicato in Italia da Infinito Edizioni) denuncia che questi stati, insieme ai colossi aziendali, hanno acuito la disuguaglianza globale, e ne individua le cause nella “nociva avidità aziendale e nel brutale egoismo nazionale” così come nell’abbandono della sanità e di altre strutture pubbliche da parte dei governi.

Amnesty: tradita la promessa di un’equa ripresa dalla pandemia

«Il 2021 avrebbe dovuto essere un anno di ripresa e recupero. Invece, è diventato l’incubatrice di una più profonda disuguaglianza e di una maggiore instabilità, caustiche eredità per gli anni a venire», ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International. «Le promesse di “ricostruire meglio” e affrontare le disuguaglianze che avevano aggravato l’impatto della pandemia sono rimbalzate da un leader a un altro. Questi leader hanno portato in scena una recita sul tradimento e sull’avidità, in combutta con i colossi aziendali. Gli effetti più dannosi sono stati per le comunità più marginalizzate e per quelle affette da povertà endemica», ha aggiunto Callamard.

Ieri, presso la Stampa Estera a Roma, si è svolta una conferenza stampa di presentazione del Rapporto 2021-2022 in cui sono intervenuti per Amnesty International Italia il presidente Emanuele Russo, la direttrice delle Campagne Ilaria Masinara e il portavoce Riccardo Noury. Presenti anche Rami Shaath, ex prigioniero di coscienza in Egitto, scarcerato all’inizio del gennaio 2022 e Céline Lebrun Shaath, ricercatrice sui diritti umani e moglie di Rami Shaath.

La denuncia di Amnesty

«Il rapido sviluppo dei vaccini contro il Covid-19 era apparso come la perfetta soluzione scientifica e aveva alimentato la speranza nella fine della pandemia per tutti. Invece, nonostante fossero state prodotte sufficienti dosi per vaccinare tutta la popolazione mondiale entro l’anno, il 2021 si è chiuso con meno del quattro per cento della popolazione degli stati a basso reddito completamente vaccinata». È quanto sostiene Amnesty International.

«Gli Stati ricchi hanno chiuso gli occhi su Big Pharma»

«Sui palcoscenici globali del G7, del G20 e della Cop26, i leader politici ed economici hanno dedicato scarsa attenzione alle politiche che avrebbero potuto generare un’inversione di rotta nell’accesso ai vaccini, aumentare gli investimenti nella protezione sociale e affrontare l’impatto del cambiamento climatico. I capi di Big Pharma e Big Tech ci hanno raccontato storie sulla responsabilità d’impresa. Poteva essere il momento spartiacque per la ripresa, per un cambiamento genuino e importante, per un mondo più giusto. Invece l’opportunità è andata persa e si è tornati a quel tipo di politiche che alimentano la disuguaglianza. I soci del “Club dei ragazzi ricchi” hanno fatto promesse in pubblico che si sono rimangiati in privato», ha commentato Agnès Callamard.

Stati ricchi come quelli dell’Unione europea, il Regno Unito e gli Usa hanno fatto scorte di vaccini «oltre il necessario chiudendo gli occhi su Big Pharma che anteponeva i profitti alle persone attraverso il rifiuto di condividere la tecnologia che avrebbe consentito una maggiore distribuzione dei vaccini», denuncia Amnesty International. Nel 2021 Pfizer, BioNTech e Moderna hanno «avidamente stimato profitti fino a 54 miliardi di dollari mentre fornivano meno del due per cento della loro produzione agli stati a basso reddito».

L’attacco a Fb, Instagram e Twitter

«Big Pharma – aggiunge l’organizzazione – non è stato l’unico gigante aziendale a indebolire, a scopo di profitto, la ripresa dalla pandemia. Le aziende proprietarie delle piattaforme social come Facebook, Instagram e Twitter sono state terreno fertile per la disinformazione, favorendo la diffusione dello scetticismo sui vaccini. Alcuni leader politici, poi, si sono comportati come super-diffusori di disinformazione, soffiando sul fuoco della sfiducia e della paura per loro obiettivi politici».

«Queste aziende hanno consentito ai loro remunerativi algoritmi di diffondere una pericolosa disinformazione sulla pandemia, dando priorità al sensazionalismo e alla discriminazione a discapito della verità. La dimensione dei profitti ricavati dalla disinformazione e l’impatto di tutto ciò sulla vita di milioni di persone pongono in capo a queste aziende importanti domande cui rispondere», ha accusato Callamard.

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