Gori ricorda la missione russa a Bergamo voluta da Conte: «Spionaggio scientifico? Però ci aiutarono»

lunedì 21 Marzo 8:49 - di Sara De Vico

“Eravamo in grande difficoltà. L’apertura dell’ospedale alla Fiera di Bergamo venne inizialmente rinviata per il bidone dei medici promessi. E mai inviati dai cinesi. Dell’arrivo dei russi qui abbiamo saputo all’ultimo. Credo che su questo ci fosse stato un contatto tra Putin e Conte”. Così dopo due anni il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, ricorda al Corriere della Sera la conferenza stampa ‘senza domande’ con i medici spediti da Mosca all’inizio dell’esplosione della pandemia. Aiuto? Propaganda? Intelligence? Impossibile da decifrare. Difficile credere alla sola “generosità”, peraltro rinfacciata dalle autorità russe due giorni fa nel minacciare l’Italia per le sanzioni.

Giorgio Gori: ricordo l’arrivo dei medici russi in città

“Ricordo l’atmosfera sinistra di quella conferenza. In cui i giornalisti non potevano rivolgersi ai militari”. In un tweet di qualche giorno fa, il sindaco di Bergamo si è chiesto la reale intenzione di quella missione russa. Piombata all’improvviso su una città devastata dal virus e dal dolore. L’aiuto fu reale, dice. “Oltre ad aver sanificato le case di riposo, trenta medici lavorarono in Fiera. E furono determinanti per il funzionamento di quell’ospedale. Altri medici italiani mi hanno testimoniato la competenza dei colleghi russi. In effetti, quando se ne andarono, tributammo loro il giusto ringraziamento”.

Fu spionaggio scientifico? Propaganda?

Negli ultimi due anni però sono emersi molti dubbi. “Se guardiamo alla composizione di quel contingente russo, fatto solo in parte da medici, è giusto chiedersi quali fossero i loro reali obiettivi”, dice Gori. Che sospetta un’operazione di intelligence scientifica. Il vaccino Sputnik, per esempio, sarebbe stato sviluppato partendo da un campione di virus prelevato in Italia. “Già questo – dice il sindaco di Bergamo al Corriere – basta per dubitare che la missione fosse dovuta a pura generosità. Aggiungiamo che la Russia ha usato quella missione per propaganda. Sottolineando la supposta inefficienza dei Paesi Nato”.

“5Stelle e Lega in imbarazzo. Bene la Meloni”

Per il primo cittadino di Bergamo, di provata fede dem,  la linea del governo  va mantenuta. Anche di fronte alle minacce russe. “Bisogna essere fermi nel condannare l’aggressione e nel supportare l’Ucraina”, dice Gori. “Nel mondo Cinquestelle e in quello leghista probabilmente c’è imbarazzo per i rapporti tenuti negli anni passati. E nelle rispettive basi tuttora cova una diffusa simpatia per Putin e la Russia. Non so se sia un caso che Conte stia frenando sull’aumento della spesa militare. Mentre Salvini si è buttato su questa linea pacifista davvero improbabile. Molto più coerente e credibile Giorgia Meloni. Che dall’inizio ha condannato Putin e supportato l’invio di armi all’Ucraina“.

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