Giustizia, la Cartabia al Senato: «La mia riforma è in dirittura d’arrivo». Ma il Csm l’ha già asfaltata

15 Mar 2022 16:43 - di Redazione
Cartabia

Sulla riforma del Csm il «punto di sintesi» arriverà presto, questione di «settimane» se non di «giorni». Ad annunciarlo, la ministra Marta Cartabia durante la sua audizione davanti alla commissione Giustizia del Senato. Giusto il tempo, ha spiegato, di esaminare «i vari subemendamenti presentati dalle forze politiche». Ai senatori la Cartabia ha illustrato lo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). «Pur non figurando tra le milestone (pietra miliare, ndr) da perseguire entro il 2022 dal Pnrr – ha precisato ,- la riforma è tuttavia complementare perché prevede sistemi di monitoraggio e perfezionamento dei corsi di aggiornamento magistrati».

La Cartabia: «Stiamo rispettando i tempi»

Tra le riforme cosiddette milestone previste entro il 2022 dal Pnrr c’è, invece, la riforma della giustizia tributaria. «È incardinata prevalentemente presso il Mef – ha ricordato la Guardasigilli -. Ma riguarda anche la giustizia sulla Cassazione, gravata da un numero imponente di arretrati, circa 150mila casi pendenti». Comunque sia, ha assicurato la Cartabia, «su tutti i progetti del ministero della Giustizia siamo perfettamente allineati con il timing del Pnrr. Allo stato attuale non vediamo criticità». Complessivamente, gli investimenti per la giustizia legati al Pnrr ammontano a quasi 3 miliardi. Di questi, ha specificato, «2 miliardi e 282 milioni hanno finanziato l’Ufficio del processo».

«Carceri al limite della decenza»

Meritevole di menzione anche il passaggio sul sovraffollamento delle carceri. «Vi sono spazi al limite della decenza, che presto diventano inagibili», ha ammesso la Cartabia. Mentre lei parlava al Senato, la Sesta commissione del Csm esprimeva all’unanimità un parere critico sulla sua riforma, in particolare sul nuovo sistema per eleggere i togati a Palazzo dei Marescialli. «Il sistema elettorale introdotto – vi si legge -, pur essendo prevalentemente maggioritario, prevede un correttivo proporzionale che mira ad offrire ai gruppi minori una rappresentanza in Consiglio». Ma per il Csm tale correttivo è «insufficiente». E questo perché, prosegue il parere, «anche con tali modifiche le minoranze potrebbero essere sottorappresentate mentre i gruppi di maggiori dimensioni potrebbero essere sovrarappresentati».

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