Difesa, accolto odg di FdI sulle spese. Conte si infuria: questo governo non è nato per la corsa al riarmo

martedì 29 Marzo 17:37 - di Riccardo Angelini
Conte

Il governo accoglie un odg di Fratelli d’Italia sull’aumento delle spese militari al 2% del Pil. E il Movimento M5S va in tilt e protesta perché avrebbe preferito la messa ai voti. L’ordine del giorno al dl Ucraina all’esame delle commissioni Esteri e Difesa del Senato, impegna il Governo  “a dare seguito all’ordine del giorno approvato a maggioranza alla Camera dei Deputati lo scorso 16 marzo nonché alle dichiarazioni rese dal Presidente del Consiglio, in merito alla necessità di incrementare le spese per la Difesa puntando al raggiungimento dell’obiettivo del 2 per cento del PIL“.

La mossa di FdI ha mandato Giuseppe Conte su tutte le furie. “Questo governo – ha detto – non è nato per una corsa al riarmo. Devono ascoltarci“. E ha annunciato che un odg come quello di FdI, se presentato anche alla Camera, sarà respinto dai pentastellati.

“Fate questo solo per compiacere l’industria della Difesa”, è l’accusa che il M5S ha rivolto a Fratelli d’Italia. A rincarare la dose la vicepresidente del Senato, Paola Taverna, per la quale “dal partito di Meloni arriva solo becera propaganda”.

Non metto in discussione l’accordo siglato con la Nato – ha detto Conte in conferenza stampa – e non chiedo certo al premier di metterlo in discussione, però gli accordi presi illo tempore devono tenere conto delle sopravvenienze. Quindi – ha proseguito l’ex presidente del Consiglio – ci si mette attorno ad un tavolo e si discutono le tempistiche e gli impegni”.

Ma nel M5S c’è chi non vede di cattivo occhio la prospettiva di un incremento degli investimenti nel settore della difesa. Anzi. “Il discorso è questo”, spiega all’Adnkronos la senatrice M5S Antonella Campagna, componente della Commissione difesa di Palazzo Madama. “E’ fuori discussione, lo sappiamo, che nel 2014 si è sottoscritto in ambito Nato l’impegno per portare al 2% del Pil le spese per la difesa. In ogni caso, questo impegno il nostro paese l’ha preso. Un impegno riconfermato – ciò è agli atti – nel 2019 durante il 70esimo anniversario dell’Alleanza atlantica. L’aumento delle spese va oggi preso in considerazione anche nell’ottica della creazione dell’esercito comune europeo”, sottolinea.

“Piaccia o non piaccia – conclude Campagna –  l’Italia fa parte della Nato e non può sottrarsi a un impegno. Prima o poi bisogna prenderne atto. Non possiamo dire: ce ne andiamo, non collaboriamo”, risponde la senatrice.

Al Senato presto approderà il decreto Ucraina: il presidente della Commissione Esteri del M5S, Vito Petrocelli, ha già annunciato che voterà no alla fiducia, andando incontro a una possibile espulsione dal Movimento: “Petrocelli si assumerà le sue responsabilità, è adulto e vaccinato. Ne trarrà lui le conseguenze facendo ciò che è più opportuno”, risponde Campagna.

 

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