Campo largo? No, campo di battaglia. I dem a Letta: «Sul “sì” al riarmo il M5S non ci seguirà»

sabato 26 Marzo 12:19 - di Michele Pezza
Letta

Il manifesto con logo (abusivo) del Pd che lo immortalava con tanto di elmetto nell’improbabile veste di reclutatore di compagni rischia di rivelarsi profetico per Enrico Letta. I toni bellicisti del segretario dem fanno storcere il naso a tanti nel partito. Non tanto per regioni di coscienza quanto perché allungano la distanza con il M5S, a dispetto del tanto strombazzato “campo largo“. Si sa, il corpaccione Cinquestelleè contrarissimo a inasprire le sanzioni a Putin, ad armare gli ucraini e a innalzare a quota 2 per cento il tetto per le spese militari. Alla Camera lo hanno fatto, ma poi è arrivato Conte a dire che al Senato sarà un’altra musica. E che se Draghi insiste, «ognuno farà le sue scelte». Ma non è tanto questo ad infastidire il Pd.

Pressing su Letta

Al Nazareno, più che una minaccia, considerano la sortita di Giuseppi un bluff ad uso interno. Nello stesso tempo, tuttavia, non ne possono non registrare la distanza che pone tra grillini e dem. Da qui il pressing su Letta affinché condisca con qualche problematicità l’entusiasmo bellicista finora sfoggiato. Tanto più che la posizione grillina trova più di un consenso interno: dalla Boldrini ai partigiani dell’Anpi, passando per i cattolici di sinistra, galvanizzati dall’anatema lanciato da papa Francesco contro la corsa al riarmo. Per Letta, insomma, il decreto Ucraina che arriverà al Senato all’inizio della prossima settimana è molto più di una patata bollente. Né può sperare che a cavargliela dalle mani si offra Mario Draghi.

L’idea di Zingaretti

Il premier non ha in testa mediazioni. C’è un impegno europeo ad appoggiare l’Ucraina con le armi, e lui intende onorarlo, mentre quota 2 per cento per la Difesa è un obiettivo che risale al 2006, e lui è deciso a raggiungerlo. Una strada a Letta gliela indica il suo predecessore Nicola Zingaretti: un odg con cui impegnare il governo ad andare incontro a famiglie ed imprese stremate dal caro bollette e dall’impennata dei costi scatenata dalla guerra. Un modo per consentire a Conte, che proprio su tali priorità aveva poggiato la sua minaccia, di innestare la retromarcia. Funzionerà? Si vedrà. Quel che è certo è che il “campo largo” di Letta si avvia sempre di più a somigliare a un campo di battaglia. E almeno su questo Conte ci aveva azzeccato.

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