Bielorussia verso la guerra, Lukashenko plaude all’amico Putin: «La fine dell’Urss è stata una tragedia»

21 Mar 2022 13:25 - di Eugenio Battisti

Minsk è in bilico. Fonti ucraine assicurano che la Bielorussia sia pronta a entrare nel conflitto al fianco di Mosca. E le ultime parole rilasciate dal premier Alexandr Lukashenko non lasciano grandi spazi alle interpretazioni. “Preservare l’ex Unione sovietica avrebbe consentito di evitare “qualsiasi conflitto armato nel mondo”. La pensa così il presidente bielorusso confermando il suo storico feeling con Putin.

Bielorussia pronta a entrare in guerra

“Sono nato in questo Paese e ne sono un devoto”. Lukashenko ha ribadito che per lui, come “per il mondo intero, la caduta dell’Unione Sovietica è stata una tragedia”. “Se l’Unione sovietica fosse sopravvissuta fino ad oggi – ha detto intervistato dall’emittente giapponese Tbs – non ci sarebbero conflitti nel mondo”.

Lukashenko: Putin è in gran forma

Sul giudizio personale dello zar di Mosca non ha tentennamenti. “Il presidente russo Vladimir Putin è assennato e più in forma che mai”, ha detto Lukashenko, “non solo ci siamo incontrati come capi di Stato, ma manteniamo una relazione amichevole”.

L’opposizione: l’Europa ci aiuti

L’opposizione interna a Lukashenko spera che il peggio non accada. “L’Occidente dovrebbe includere la Bielorussia tra i suoi alleati in questa guerra insensata. Il Paese non vuole partecipare al conflitto. E, se riceviamo sostegno, può nascere un’occasione per indebolire Lukashenko”. A parlare è Franak Viacorka, il primo consigliere di Svetlána Tichanóvskaja, leader dell’opposizione all’uomo forte di Minsk. Costretta all’esilio in Lituania dopo aver partecipato alle presidenziali del 2020 e avere denunciato i brogli del regime. Figlio di un politico, giornalista e attivista, Viacorka ha studiato anche negli Stati Uniti. Eed è stato più volte arrestato prima di lasciare il Paese. “L’Europa è il nostro obiettivo”, insiste, “e oggi i leader Ue potrebbero fare un esplicito appello al nostro popolo per mettere in difficoltà e isolare ancora di più il dittatore“.

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