Avvertimento di Mosca: silenzio sulle trattative. Il negoziatore ucraino lapidario: pace solo col ritiro totale

mercoledì 30 Marzo 17:56 - di Lorenza Mariani
negoziatore

Negoziati Ucraina-Russia, nonostante l’impegno del capo negoziatore russo. Del suo omologo ucraino. Malgrado la mediazione del Sultano di Ankara e l’attenzione internazionale, Mosca conferma: «Non c’è stato alcun punto di svolta» dopo il quarto round di colloqui che si è svolto ieri a Istanbul. Ad affermarlo il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, sottolineando che Mosca «non ha visto nulla di promettente». E che «c’è ancora un grande lavoro da fare». Peskov ha comunque giudicato «positivo» il fatto che l’Ucraina abbia messo per iscritto le sue richieste per porre fine al conflitto.

L’avvertimento di Peskov: le trattative proseguano in silenzio

Poi però, alzando il tono, ha anche polemicamente sentenziato: «Se avete notato, evitiamo accuratamente qualsiasi dichiarazione su quelle questioni che sono sostanzialmente sul tavolo delle trattative. Concludendo lapidariamente: «Non le discutiamo pubblicamente. Riteniamo che le trattative debbano andare avanti in silenzio», ha sottolineato Peskov. Criticando le dichiarazioni su media e social media di alcuni rappresentanti dell’Ucraina. «Compresi coloro che non hanno nulla a che vedere con i negoziati. Questo – ha affermato – non è un fattore che contribuisce al successo dei negoziati».

Ne va del successo dei negoziati…

Peccato che, subito dopo il monito minaccioso di Peskov, a smentirlo sia intervenuto proprio il capo della delegazione russa ai colloqui con Kiev e consigliere del Cremlino, Vladimir Medinsky. Il quale, nel corso di un’intervista all’emittente Rossiya 24, ha dichiarato: «I principi del nostro Paese riguardo alla Crimea e al Donbass rimangono invariati. Le trattative continuano». Poi, in vena di commenti – con buona pace dell’avvertimento di Peskov – Medinsky ha anche sottolineato: «L’Ucraina ha dichiarato di essere pronta a soddisfare quei requisiti fondamentali su cui la Russia ha insistito negli ultimi anni. Se questi obblighi saranno rispettati, sarà eliminata la minaccia di creare una testa di ponte della Nato sul territorio ucraino».

Ma il negoziatore russo parla: «Kiev pronta ad accogliere le richieste su Nato e armi nucleari»

Non solo. Non ancora pago, il negoziatore russo ha proseguito nella sua disamina sostenendo che l’Ucraina ha presentato «i principi di un possibile accordo futuro» durante i colloqui. Che prevedono lo stop all’ingresso nella Nato. Lo status di neutralità dell’Ucraina. «La rinuncia alle armi nucleari. Nonché il possesso, l’acquisizione e lo sviluppo di altri tipi di armi di distruzione di massa». E ancora: «La rinuncia ad ospitare basi e contingenti militari stranieri. E l’obbligo di condurre esercitazioni militari con la partecipazione di forze armate straniere solo in accordo con gli Stati garanti, compresa la Russia».

Il capo negoziatore ucraino: «Pace solo dopo il ritiro delle truppe russe dall’intero territorio»

Insomma, con i dovuti ragguagli e dettagli, Medinsky ha riassunto ben più che esaustivamente le condizioni per il cessate il fuoco. Con l’Ucraina che – ha detto il capo della delegazione russa ai colloqui con Kiev e consigliere del Cremlino – «per la prima volta in tutti gli anni precedenti ha dichiarato la sua disponibilità a negoziare con la Russia». Sul fronte contrapposto, invece.  E dall’altro lato del tavolo, il capo negoziatore ucraino, David Arakhamia, sulla questione spende decisamente meno parole e non si profonde in considerazioni perifrastiche. Non fa ragguagli e non si lasca andare a commenti e previsioni. E in un’intervista a Rbk si limita semplicemente a rilanciare: «La condizione per firmare un trattato di pace con la Russia è il ritiro delle truppe dall’intero territorio ucraino occupato dopo il 23 febbraio». Poche parole, ma d’effetto, che riassumono ben più incisivamente la situazione attuale.

E Kiev denuncia l’ultimo orrore: «Bombe sulla Croce Rossa a Mariupol»

E mentre i delegati delle due fazioni in guerra trattano e discutono, Kiev denuncia l’ultimo orrore. «A Mariupol gli occupanti hanno preso di mira l’edificio del comitato internazionale della Croce Rossa. Aerei ed artiglieria nemica hanno sparato contro un edificio che esibiva una croce rossa in campo bianco, che indica la presenza di feriti, civili e aiuti umanitari». E la drammatica descrizione di quanto appena avvenuto che ha reso la commissaria per i diritti umani del Parlamento ucraino, Lyudmyla Denisova, confermando il bombardamento della Croce Rossa nella città assediata. Specificando che non ci sono ancora notizie riguardo a possibili vittime.

L’appello a condannare il vile atto come un «crimine di guerra»

«Questo è un altro crimine di guerra dell’esercito russo sulla base dello Statuto di Roma per la Corte penale internazionale ed una enorme violazione della convenzione di Ginevra – aggiunge nella sua dichiarazione la Denisova sui social media –». Aggiungendo in calce un appello in cui, rivolgendosi  «alla comunità mondiale» chiede «di condannare queste azioni barbariche di un Paese occupante che bombarda un edificio della Croce Rossa e prende misure per mettere fine a questa sanguinosa guerra in Ucraina al più presto possibile».

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