Schiaffo a Greta, gretini e grillini: Draghi “rilancia” il carbone e Di Maio applaude…

sabato 26 Febbraio 15:21 - di Gabriele Alberti
Greta carbone

Ci voleva la guerra in Ucraina, ci volevano i famigerati carri armati di Putin a mettere Greta e il gretismo in soffitta. Amara e drammatica constatazione.  Aumenterà  il ricorso al carbone. Il premier Mario Draghi nel suo discorso di venerdì ha deplorato  il calo decennale della produzione di energia interna e inserito nel piano anti-crisi rigassificatori e combustibili fossili: uno schiaffo a M5S e ambientalisti Pd. “Potrebbe essere necessaria la riapertura delle centrali a carbone, per colmare eventuali mancanze nell’immediato”. Parole del premier nell’informativa alla Camera sul conflitto tra Russia e Ucraina. Il premier si è detto “pronto a intervenire per calmierare ulteriormente il prezzo dell’energia, ove questo fosse necessario” sottolineando, poi,”è necessario”.

Ritorno al carbone, schiaffo a Greta, gretini e grillini

Italia non ha mai avuto una seria politica dell’energia, almeno dai tempi del referendum sul nucleare del 1987. E quella che ha avuto negli ultimi decenni è stata quantomeno imprudente. La guerra in Ucraina ha messo a nudo tutte le nostre fragilità in questo settore strategico.  Con il “rilancio” del carbone si assesta un bel ceffone all’ambientalismo di sinistra e ai tanti che continuavano ad opporsi all’uso dei fossili; alla costruzione dei rigassificatori e allo sfruttamento di quei 200 miliardi di metri cubi di metano che giacciono nel sottosuolo italiano. A Draghi è bastato descrivere la situazione così com’ è. Evidenziando che la maggiore preoccupazione nazionale riguarda il settore energetico. Alla buon’ora.

Ritorno al carbone, la guerra manda in soffitta Greta e i gretini

Draghi cambia la politica energetica dell’Italia. Basta Nimby e fine della burocrazia. Maggiori quantitativi di gas da Tap (Azerbaijan), TransMed (Algeria) e GreenStream (Libia). E nell’emergenza della guerra Ucraina- Russia, anche carbone. Prima stoccata a chi lo ha preceduto al governo e prima robusta dose di applausi, dalla destra e dal centro dell’emiciclo. Quindi ha deplorato che «in Italia abbiamo ridotto la produzione di gas, da 17 miliardi di metri cubi all’anno nel 2000 a circa 3 miliardi di metri cubi nel 2020; a fronte di un consumo nazionale che è rimasto costante tra i 70 e i 90 miliardi circa di metri cubi».  «Dobbiamo procedere spediti sul fronte della diversificazione». Ossia avere più fonti energetiche, ridurre la dipendenza dall’estero e procurarci altri fornitori, magari politicamente meno imbarazzanti di quelli attuali.

Draghi parla e Di Maio compiacente…

Tutto ciò che per i grillini e la sinistra ambientalista rappresentava il male assoluto. “Seduto alla sinistra del presidente del consiglio, Luigi Di Maio annuiva compiacente”, nota Libero. “È lo stesso Di Maio che tre anni fa, da ministro dello Sviluppo, intestava al M5S il merito dell’emendamento «che blocca 150 trivellazioni petrolifere, una battaglia per la sovranità nazionale».

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