Palazzo Piacentini, compie 90 anni il monumento al lavoro voluto dal fascismo con la maxi vetrata di Sironi

giovedì 17 Febbraio 13:46 - di Riccardo Angelini
Palazzo Piacentini

Palazzo Piacentini, oggi sede del ministero dello Sviluppo economico, compie 90 anni. Venne inaugurato il 30 novembre 1932 come ministero delle Corporazioni e da quel giorno ad oggi si è via via trasformato ma senza perdere la caratteristica di essere il centro e lo snodo della politica industriale italiana. Nel dopoguerra infatti è diventato la sede del ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato. Dal 1999 al 2006 prese il nome di ministero delle Attività produttive. Per poi assumere il nome attuale di Ministero dello Sviluppo economico.

L’anniversario celebrato con la mostra L’Italia geniale

E’ dunque per celebrarne l’anniversario che si può visitare in questa sede la mostra “l’Italia Geniale”, che racconta , fino al 13 marzo, la storia del design industriale. Esponendo i pezzi più pregiati del genio italico in mostra al Padiglione Italia di “Expo 2020 Dubai”.

Il progetto fu di Piacentini e Vaccaro

Il progetto di Palazzo Piacentini si deve agli architetti Marcello Piacentini e Giuseppe Vaccaro. Ogni suo dettaglio esprime una visione moderna, unitaria e con un legame inscindibile con la missione istituzionale. Esaltandone la monumentalità architettonica, semplice ed austera, simbolo dell’autorità e dell’identità pubblica legata al riconoscimento delle principali attività economiche dell’epoca. I lavori sono iniziati nel 1929 e dopo solo 3 anni l’edificio era pronto per l’inaugurazione. Piacentini fu l’archistar del regime fascista, inventore di uno stile completamente nuovo, che cambiò il volto dell’Italia. Facendola entrare nell’èra moderna anche dal punto di vista dell’urbanistica.

La vetrata di Sironi “La Carta del lavoro”

Nel Palazzo sono conservate numerose opere di artisti del Novecento italiano. Come la vetrata policroma “Carta del Lavoro” di Mario Sironi, gli arazzi del salone d’onore (oggi salone degli arazzi) di Ferruccio Ferrazzi, i dipinti “Madonna dell’Aria” di Enrico Prampolini. E ancora “Sintesi Veneziana” di Fortunato Depero, le sculture bronzee del portone di Via Veneto di Giovanni Prini e quelle dell’atrio di Carlo Pini.

L’opera fu commissionata da Bottai

L’opera “la Carta del Lavoro” venne commissionata a Sironi dall’allora ministro Giuseppe Bottai per celebrare il documento di riforma del lavoro promulgato nel 1927. Sironi, in uno dei suoi primi incarichi pubblici, decise di realizzare un’opera monumentale di quasi 75 mq, delineando le iconografie del lavoro, dei cicli delle arti e dei mestieri che saranno di gran lunga le più importanti di tutta la stagione sironiana delle opere monumentali.

La stessa applicazione dei concetti di funzionalità e modernità presenti nell’architettura ha trovato larghissimo spazio anche nell’arredamento, negli elementi di illuminazione, nelle boiseries originali di cui è un esempio il “Parlamentino”, ambiente ad emiciclo ancora utilizzato per le riunioni del Dicastero.

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