La Consulta boccia il referendum sulla cannabis. La destra esulta: in fumo il partito della droga

mercoledì 16 Febbraio 19:29 - di Eugenio Battisti

Dopo il no all’eutanasia, non passano i referendum sulla cannabis e sulla responsabilità civile dei magistrati. Ammesso, invece, il quesito sui consigli giudiziari. Dopo il via libera della mattina ai primi quattro quesiti referendari sulla giustizia, la Corte costituzionale ha completato il suo lavoro sull’ammissibilità del pacchetto degli otto referendum che ha tenuto alta l’attenzione in queste ultime ore.

Bocciato il referendum sulla cannabis

Particolarmente atteso il ‘verdetto’ sugli stupefacenti. Il quesito, a sorpresa, non ha passato l’esame dei giudici della Consulta. Un’ottima notizia per Fratelli d’Italia in prima linea contro la liberalizzazione della cannabis. Solo due giorni fa in un incontro con la stampa dal titolo “Non mandiamo tutto in fumo” il partito di Giorgia Meloni aveva auspicato la bocciatura da parte dei giudici costituzionali del quesito sulla liberalizzazione della cannabis.

Amato: no al quesito sulle sostanze stupefacenti

“Abbiamo dichiarato inammissibile il referendum sulle sostanze stupefacenti”, annuncia il presidente della Corte costituzionale Giuliano Amato in conferenza stampa. Che ha detto che su alcuni quesiti non è stato necessario il voto. Mentre per altri la scelta è arrivata a maggioranza. “Non era un referendum sulla cannabis”, chiarisce lasciando la parola ai tecnicismi. “Il quesito è articolato in tre sotto quesiti ed il primo prevede che scompare tra le attività penalmente punite la coltivazione delle sostanze stupefacenti di cui alle tabelle 1 e 3. Che non includono neppure la cannabis ma includono il papavero, la coca, le cosiddette droghe pesanti”.

Non passa la responsabilità civile dei magistrati

Non passa il referendum più innovativo in materia di giustizia. L’intoccabilità delle toghe non viene scalfita. “Abbiamo dichiarato inammissibile il referendum sulla responsabilità diretta dei magistrati”, spiega ancora Amato davanti ai cronisti. “Perché essendo fondamentalmente sempre stata la regola per i magistrati quella della responsabilità indiretta, la introduzione della responsabilità diretta rende il referendum più che abrogativo”. Qui – aggiunge – stiamo parlando della responsabilità dei magistrati per i quali la regola diversamente da altri funzionari pubblici era sempre stata della responsabilità indiretta”.

Gasparri: ha perso il partito della droga

Delusione per gli antiproibizionisti della prima ora, i radicali sono a lutto: in fumo quasi due milioni di firme. Soddisfazione per la destra.  “Il partito della droga è stato sconfitto”,  è il commento a caldo di Maurizio Gasparri. “I fautori della morte e quelli che vorrebbero incoraggiare il traffico di droghe gestito dalla criminalità, perché di questo si tratta, hanno perso. Difendiamo la vita”.

I penalisti: bocciati i referendum più popolari

“Prendiamo atto che i tre referendum più popolari sui temi che più avrebbero interessato l’opinione pubblica sono stati dichiarati inammissibili”, così il presidente dell’Unione delle Camere penali. Gian Domenico Caiazza. Per il quale “complessivamente la vicenda referendaria, che comunque è da salutare come un fatto positivo, assume decisamente un peso marginale”.

Il verdetto della Consulta sugli ultimi quesiti

I quesiti ammessi sul fronte della giustizia riguardano l’abrogazione delle disposizioni in materia di incandidabilità (legge Severino), la limitazione delle misure cautelari, la separazione delle funzioni dei magistrati e l’eliminazione delle liste di presentatori per l’elezione dei togati del Csm. Non passa il test sulla responsabilità civile delle toghe. Uno degli argomenti più caldi sul terreno minato della giustizia.

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