Foibe, un flop il convegno di Montanari. Ma è la spia che per certa sinistra l’argomento è tabù

venerdì 11 Febbraio 16:14 - di Valerio Falerni
Montanari

Bagattelle per un convegno che voleva boicottare un massacro: quello delle foibe. A dar retta all’edizione online del Giornale, presenti all’appuntamento promosso a Siena dal professor Tomaso Montanari per il Giorno del Ricordo v’erano si e no una ventina di persone. Un migliaio scarso – secondo la medesima fonte – ne avrebbe invece seguito i lavori in video-collegamento. Ma se a tale stima sottraiamo almeno un paio di centinaia di partecipanti “richiamati ” dal battage pubblicitario regalato all’evento dai suoi detrattoti – noi compresi – se ne può concludere che, fossimo rimasti zitti e buoni, del poco magnifico rettore e del suo provocatorio convegno non si sarebbe accorto nessuno.

Non più di una ventina di presenti

Ma era difficile restarsene a braccia conserte di fronte a quel po’ po’ di titolo scelto per l’appuntamento senese. Una vera perla: “Uso politico della memoria e revanscismo fascista: la genesi del Giorno del Ricordo”. E qui Montanari – ammettiamolo – è stato bravo. Da diversamente negazionista (a definirlo tale sic et simpliciter si rischia la querela) qual è, lui non cancella l’evento storico (foibe ed esodo), ma tenta di minarne la legittimazione alla commemorazione collegandolo al fascismo. Come argomenta il Giornale.it, scopo del convegno di Montanari non era «né la verità storica sull’esodo istriano né il permettere un confronto sul tema». Ma, aggiunge, «solo rivendicare “l’egemonia culturale antifascista” incrinata dall’istituzione della Giornata del Ricordo».

Montanari e Anpi, quell’imbarazzo ad ammettere la verità

Insomma, una sorta di altolà intimato alla memoria, affinché resetti il sacrificio di morti che il rettore evidentemente considera di “serie B” o comunque non meritevoli di cittadinanza nell’Italia nata dalla Resistenza. Decifrata in questo senso, la scrollatina di spalle in reazione all’iniziativa di Montanari non soddisfa più. Tanto più che a tenergli compagnia sono i pensionati dell’Anpi, (di partigiani ne sono rimasti pochi, il presidente Quagliarulo è del 1949) mentre non si contano gli episodi di vandalismo ai danni di quelle poche lapidi e ancor meno monumenti che ricordano il sacrificio degli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Altrettanti incontrovertibili indizi che almeno per certa sinistra le foibe sono ancora tabù. A plateale sconfessione di chi pretenderebbe spacciare per vera democrazia tutti gli antifascismi.

 

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