Draghi non piace più: il premier perde 4 punti in 20 giorni. L’incubo di finire come l’altro Mario

mercoledì 23 Febbraio 9:05 - di Michele Pezza
Draghi

Non è sicuro, ma è molto probabile che da qualche parte Mario Draghi tenga ben nascosta una fotografia dell’altro Mario, Monti per intenderci, tecnico come lui e che prima di lui incarnò la missione salvifica. Ricordate? All’epoca si trattava di spegnere la miccia dello spread tra i nostri Btp e i Bund tedeschi, l’anno scorso di debellare la pandemia. Allora, come ora, il Tecnico Incaricato dal Colle fu accolto dagli osanna della stampa, proprio come oggi inversamente proporzionali al sentimento popolare. Dieci anni fa le regole della comunicazione imposero al Mario dell’epoca di archiviare gli sgargianti colori del berlusconismo declinante per sostituirli con l’anonimo verde del suo loden.

Per Draghi si profila un esito alla Mario Monti

Ma non funzionava. Fu per questo che gli osannanti di cui sopra tentarono una improbabile “operazione empatia” piazzandogli un cagnolino tra le braccia durante un’intervista tv. Sembrava fatta, ma quando il Tecnico Incaricato si mise politicamente in proprio si rivelò un disastro. Buon per lui che prima di chiamarlo a Palazzo Chigi il previdente Napolitano lo aveva nominato senatore a vita. Senza laticlavio presidenziale, probabilmente, oggi non siederebbe neppure in Parlamento. Sic transit… Già, chissà quante volte, in questi ultimi mesi di delusione post-Quirinale, Mario Draghi avrà pensato al suo precedessore. Sicuramente tante. Di certo dopo aver letto il sondaggio della Ghisleri, pubblicato ieri sulla Stampa, che gli assegna un meno 4 punti di consenso personale in venti giorni.

A Palazzo Chigi lavorano ad un’operazione simpatia

Se non è un crollo, gli somiglia molto. Comunque sia, l’allarme è scattato. Obiettivo degli osannanti attuali è una nuova “operazione empatia”, che però riesca meglio della precedente. Niente cagnolini al petto come dieci anni fa, ma – come informa ancora la Stampa – un Grand Tour tra le eccellenze italiane: nei giorni scorsi Genova, ieri Roma, oggi Firenze. E poi tanta, ma tanta comunicazione diretta: interviste, a tiggì e giornali. Basta insomma con la rigidità dello Bce style e più scioltezza. Insomma, se non vuole ripercorrere le strade già battute da Mario Monti, Mario Draghi deve fare una bella immersione nelle limacciose acque della politica. Stando tuttavia attento, tuttavia, a saperne venir fuori quando sarà il momento. La vera sfida è proprio questa.

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