Carola Rackete fa l’arrogante: ora che ho battuto Salvini non torno in mare a salvare i migranti

giovedì 3 Febbraio 17:53 - di Riccardo Angelini
Carola Rackete

Carola Rackete in una intervista a Repubblica ha ancora una volta dimostrato chiaramente che dietro la bandiera della missione umanitaria si nascondeva in verità una finalità politica. E cioè ingaggiare un braccio di ferro con l’allora ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini e quindi con lo Stato italiano.

Ma ora che la sua posizione è stata archiviata l’attivista scopre le carte e ammette che, fin dall’inizio, il suo scopo era quello di contestare il decreto sicurezza bis. Non ha più intenzione adesso di rimettersi in mare a capitanare le navi che salvano migranti. Non ne sente il bisogno perché qualcosa è cambiato: nel braccio di ferro con Matteo Salvini lei ha vinto. E se ne sta in un villaggio norvegese a guardare il sole dopo due mesi di buio. Che fa da quelle parti? Appoggia – racconta – una protesta locale.

“Io mi sentivo dalla parte giusta della storia”,  dice della sua missione che la portò tre anni fa a speronare una motovedetta della Finanza per portare in porto a Lampedusa 40 migranti a bordo della Sea Watch.  “Per me era chiaro che il muro invisibile eretto in mare contraddiceva le leggi internazionali marittime e che, per sbarazzarsene, qualcuno doveva avere la forza di abbatterlo. Se io avessi scelto di evitare lo scontro, qualche altro capitano si sarebbe trovato nella medesima situazione”.

Quindi lascia capire che l’organizzazione Sea Watch, dopo Lampedusa, non l’ha supportata come lei si sarebbe aspettata. “Da allora la mia vita è cambiata, non ho più le stesse opzioni di prima. Ne ho altre. Sto tornando a fare le cose che amo, in difesa dell’ecosistema. Ma il processo di recupero della mia vita va molto più lentamente di quanto mi aspettassi”.

E non ha intenzione di tornare in mare. “Siccome i media hanno di me l’immagine della capitana che salva i migranti, pensano che debba farlo per tutta la vita. Non è necessario stare su una nave per combattere le ingiustizie. E non sento l’urgenza di tornare nel Mediterraneo per rendere completa la storia. Io mi sento completa così”.

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