Camorra, maxi sequestro da 200 milioni di euro a un imprenditore: ville, società e anche una Ferrari

mercoledì 23 Febbraio 11:17 - di Redazione
Camorra

Beni per 200 milioni di euro, riconducibili a un imprenditore di Nocera Inferiore attivo da circa 25 anni nel settore dei trasporti e della logistica, sono stati sequestrati questa mattina dallo Sco della Polizia e dalla Squadra mobile di Salerno, nelle province di Salerno, Reggio Emilia, Bari, Napoli e Mantova. La misura di prevenzione patrimoniale è stata disposta dal Tribunale di Salerno – Sezione misure di prevenzione, su richiesta della Dda di Salerno. Si tratta di beni mobili, immobili e assetti societari. Il provvedimento, emesso al termine di una complessa e articolata attività d’indagine, ha riguardato il complesso dei beni dell’imprenditore ritenuti provento di una pluralità di reati fiscali, consumati, per circa 25 anni, grazie al concorso di familiari e terzi compiacenti e attraverso il ricorso a innumerevoli condotte illecite come la fraudolenta sottrazione al pagamento delle imposte, l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, l’appropriazione indebita, la bancarotta fraudolenta e l’intestazione fittizia di beni a terzi prestanome.

Le indagini avviate nel 2016

Secondo quanto ritenuto dalla Sezione Misure di Prevenzione, le indagini, avviate nel 2016 a carico di esponenti del clan di camorra denominato “Serino”, hanno evidenziato la spiccata pericolosità sociale dell’imprenditore considerato “perno” di un complesso sistema economico finanziario di natura criminale basato su un meccanismo seriale, fraudolento e articolato finalizzato alla distrazione ed evasione fiscale di enormi somme di denaro. Queste condotte, nel corso degli anni, avrebbero consentito all’imprenditore di arricchirsi oltremodo attraverso un enorme risparmio di spesa ottenuto attraverso l’omesso pagamento di debiti erariali.

La ricostruzione del Tribunale

Nella ricostruzione del Tribunale, come riporta l’Adnkronos, da confermarsi nelle ulteriori fasi del procedimento, attraverso il costante mancato pagamento dei tributi, per milioni di euro, l’imprenditore avrebbe dapprima finanziato le società in bonis del gruppo, in grado di offrire le loro prestazioni (logistica e trasporto dei rifiuti) a prezzi estremamente concorrenziali e, nel contempo, avrebbe costituito una fitta rete aziendale operante attraverso meccanismi di frode al fisco e società da avviare al dissesto sulle quali scaricare i debiti derivanti dal mancato pagamento delle imposte delle società attive del gruppo. Successivamente le società sarebbero state svuotate secondo schemi tipici: mutamento della ragione sociale e spostamento della sede, con contestuale cessione delle quote societarie a ridosso delle procedure di liquidazione.

Le quote cedute a prestanomi

Secondo quanto emerso dalle indagini, l’imprenditore per evitare accertamenti di natura fiscale temendo ablazioni giudiziarie a causa dei plurimi procedimenti penali avviati, nel tempo, sul suo conto, abbia via via ceduto le quote societarie detenute e le cariche ricoperte a favore di numerosi prestanome compiacenti.

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