Dietro la ditta di cannabis light c’era la mafia: sequestrati 450 chili di droga

giovedì 4 giugno 14:51 - di Davide Ventola

Sequestrati oltre 450 chili di stupefacente in ditta di cannabis light e armi clandestine a un pregiudicato per associazione di stampo mafioso. Quattro in totale gli arresti. È il bilancio dell’operazione della squadra Mobile di Milano. E’ nata dal controllo di un cittadino di origine albanese che, in provincia di Como, spacciava droghe di vario genere. Venerdì scorso 29 maggio, i poliziotti della questura di Milano hanno eseguito una perquisizione a Cadorago; e all’interno dell’abitazione del sospettato hanno trovato, nascosti nel frigorifero, 40 grammi circa di cocaina: già divisi in ovuli, tre panetti di hashish di 100 grammi circa con impresso il marchio ‘PP’; 39 grammi di marijuana, svariata sostanza da taglio e un bilancino.

La ditta di cannabis light di Como era una copertura

Il proprietario, Xihuljano Prifti di 35 anni, è in arresto. Gli agenti della Squadra Mobile hanno accertato che il 35enne si era più volte incontrato con Antonio Valenzisi, 56 anni, “con precedenti per il reato di associazione di stampo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti, indicato da più collaboratori di giustizia, nell’indagine nota come ‘La Notte dei Fiori di San Vito’, come appartenente alla locale di ‘ndrangheta di Mariano Comense”. Quest’ultimo, a sua volta era stato visto dai poliziotti entrare nella ‘4.20 solutions srl’, ditta di vendita di ‘cannabis light’ nel comune comasco di Fenegrò. La squadra Mobile milanese ha quindi organizzato un controllo a casa dell’uomo e nell’azienda.

Cocaina e marijuana destinate al mercato milanese

Nell’abitazione di Valenzisi sono stati rinvenuti tre panetti di hashish dello stesso tipo e marchio sequestrati all’abanese, 10 grammi di cocaina, 80 grammi marijuana e due involucri di cellophane vuoti, delle dimensioni di circa 1 chilo con tracce di presunta marijuana, due bilancini e la somma di contante di 3.600 euro. Nell’auto, inoltre, sono state rintracciate le chiavi di un box a Cadorago, al cui interno, abilmente occultate, sono state trovate due pistole con matricola abrasa e relativo munizionamento, una munita di silenziatore, e oltre 200 proiettili. Nella ditta sono stati rintracciati i gestori, Ferdinand Kekaj 35enne di origine albanese, incensurato e in regola con i documenti, e Alessio Barone 39enne svizzero “con precedenti di polizia per importazione illegale di marijuana”.

In manette anche uno svizzero e un albanese

Nei locali erano presenti “numerosissimi involucri e bidoni” contenenti marijuana in inflorescenze e in polvere, hashish in panetti e in polvere, risultata, dai preliminari accertamenti chimici, essere sostanza stupefacente con principio attivo superiore ai limiti consentiti di legge, unitamente ad una pressa oliodinamica e a due stampi per hashish riportanti marchio LV. Nel corso della perquisizione, che ha consentito il sequestro di circa 450 chili tra marijuana ed hashish, sono arrivate sul posto diverse persone, “la maggior parte con precedenti specifici per traffico di stupefacente, ignare dell’attività di polizia giudiziaria in atto, la cui presenza ha dato la chiara indicazione di come la ditta fosse utilizzata come quotidiano luogo di smercio di stupefacente, parte della quale indirizzata al mercato milanese”. I quattro arrestati sono ora nel carcere di Como.

Commenti

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  • Francesco Ciccarelli 4 giugno 2020

    Cosa dicevano i “radicali” e alcuni “progressisti”? “Legalizza la droga e combatti la mafia”! Chissà cosa direbbero adesso! Ovviamente, non c’è solo la criminalitù organizzata: dietro gli stupefacenti c’è il “grande vecchio” che vuole narcotizzare la società!

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