Alberto Matano parla da attivista: “Vorrei sposare il mio compagno. Una lobby alle mie spalle? No, solo talento””

venerdì 25 Febbraio 13:23 - di Giovanni Pasero
Alberto Matano

Un’intervista a Sette, il magazine del Corriere della Sera, per raccontare la sua carriera e argomentare il suo “coming out”: Alberto Matano, cinquant’anni il prossimo settembre, viene dipinto dal settimanale Rcs addirittura come l’uomo degli ascolti Rai alle stelle (18%, meno di due telespettatori su dieci  in media con La sua Vita in diretta. Un ritratto apologetico che lo definisce “Sex symbol, ragazzo della porta accanto, attivista”.

Appunto quell’attivista è un termine alla moda per dire “militante”. Militante per cosa? La giornalista di Sette lo spiega ai lettori non nascondendo la sua ammirazione. «Ha usato la sua notorietà – dice – in veste di attivista facendo Coming out dopo lo stop del Ddl Zan in Senato e parlando di omofobia». Ecco, immaginate se ora un conduttore Rai avesse fatto un intervento per prendere posizione in favore di un altro provvedimento. Magari in favore della “legittima difesa” per chi si trova i ladri in casa. Magari sulla base della propria esperienza personale, in quanto aggredito o rapinato in casa. Avreste letto commenti entusiastici degli stessi giornalisti? Ovviamente no: il conduttore sarebbe stato accusato di uso personale del “servizio pubblico”.

Alberto Matano sul Ddl Zan: “Mi impegno perché l’ho provato sulla mia pelle”

Ma il ddl Zan è un tema alla moda. Quindi bisogna ascoltare l’ennesimo stucchevole pistolotto: «È successo anche a me quando ero adolescente. L’ho provato sulla mia pelle ho sempre pensato che la mia vita privata non dovesse essere oggetto di attenzioni morbose e l’ho protetta con determinazione ma davanti alla difesa di diritti fondamentali non posso tirarmi indietro il richiamo è troppo forte cosa ha provato sulla sua pelle non sempre certe ferite hanno a che fare con la sfera sessuale io ero un ragazzino molto minuto questo mi esponeva e da piccolo certi attacchi diventano un magma indistinto». Insomma, i ragazzini prendevano in giro Alberto Matano perché era esile. Con il ddl Zan i bambini avrebbe evitato di chiamare quattrocchi il ragazzino con gli occhiali, cicciabomba il bambino sovrappeso, scrocchiazeppi il gracilino e così via? Sembra un po’ improbabile.  

La giornalista gli chiede: Perché non ha mai parlato finora della sua vita sentimentale? «Perché ritengo sia giusto e sano proteggere i propri sentimenti. E poi le etichette mi sono sempre andate strette nel corso della mia vita non ho avuto confini nella mia affettività e l’ultimo Sanremo ci ha dato una lezione. Non ci sono categorie dove esiste amore. Se con il mio compagno decideremo di sposarci allora lo annunceremo e condivideremo la nostra gioia con tutti. Vorrebbe sposarsi? «Sì e magari senza far passare troppo tempo. Forse è tardi per diventare genitori si è fatta una “certa” per i figli». 

“Esiste una potente lobby alle sue spalle?”, chiede la giornalista eliminando ogni attributo alla suddetta “lobby”.«Ecco appunto, io rispondo con i fatti – replica Alberto Matano – un programma come La vita in diretta avanti con la forza di numeri in 25 anni direi posso dire di non aver visto una persona di talento rimanere indietro. È come stare in autostrada io sono entrato con la mia smartina e di sorpassi qualcuno ne ho visto ma ho raggiunto la mia meta non mi sento più canna al vento ma una quercia con le radici ben salde». Dall’intervistatrisce nessuna domanda sull’epurazione di Lorella Cuccarini dalla Rai dopo la lite con Matano. Peccato: sarà per la prossima intervista.  

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