Variabile Mattarella: crescono i suoi voti e lui si blinda nel silenzio. Quanto c’entra il M5S e quanto il bis

27 Gen 2022 20:30 - di Chiara Volpi
Mattarella

Il silenzio di Mattarella dice molte cose. In questi giorni di votazioni a vuoto, spesi alla ricerca dell’intesa su un nome bipartisan, il presidente uscente continua a raccogliere voti e a ricevere consensi per un suo bis. E, chiuso nel più assoluto riserbo, sembra limitarsi ad osservare gli eventi senza palesare alcuna interferenza o profondersi in qualunque commento. E allora la domanda sorge spontanea: cosa racconta questo silenzio istituzionale del Capo dello Stato?

Mattarella, salgono i suoi voti: ma dal Colle è silenzio

L’ha ripetuto più volte negli ultimi dodici mesi. E lo ha confermato nell’ultima settimana con parole. Con i gesti. Lasciando in pasto a tg e social le immagini dell’addio. Cominciando da giovedì scorso, per esempio, rivolgendo al Csm «gli auguri più intensi per l’attività che svolgerà nei prossimi mesi con la Presidenza del nuovo Capo dello Stato». Non solo. Tra sabato scorso e ieri, seguendo le fasi del trasloco nella residenza romana dove abiterà una volta lasciato il Quirinale, tutti i media hanno stigmatizzato l’addio al Colle di Mattarella soffermandosi sulle inquadrature di quegli scatoloni pronti all’imballaggio e al trasporto verso una nuova destinazione. Insomma, il messaggio sembra essere sempre lo stesso da settimane a questa parte: per il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non è opportuna una sua riconferma al Quirinale. E per motivi costituzionali, prima ancora che personali.

Salgono le quotazioni del presidente uscente

Tuttavia, mentre all’orizzonte non si intravede un accordo tra le forze politiche per individuare un suo successore, in Parlamento continuano a lievitare le preferenze nei suoi confronti: 125 ieri. 166 oggi. Nonostante i votanti siano scesi da 978 a 540, con 441 astenuti del centrodestra. Inevitabile, insomma, chiedersi se nel Capo dello Stato susciti fastidio. Piuttosto che preoccupazione. O addirittura apra alla possibilità di un’ipotesi di ripensamento, questa crescita di voti registrata negli ultimi due giorni. Un nome gettonato, quello di Mattarella, che se da un lato sembra manifestare l’esistenza di un fronte parlamentare più o meno trasversale ai partiti, favorevole ad una sua riconferma. Dall’altro potrebbe essere la spia di un uso strumentale del suo nome per “conti”-(Conte?) interni a questa o quella forza politica. Dubbi. Perplessità. Ipotesi e contro-deduzioni si affastellano in ore concitate di incontri dietro le quinte e telefonate privatissime. Pertanto, è altrettanto impossibile registrare gli umori del diretto interessato: dal Colle, trincerato in un silenzio blindato, il presidente uscente non lascia filtrare neppure un rituale “no comment”.

Ulteriore richiesta di una riconferma o uso strumentale del nome di Mattarella?

Del resto, va detto anche che, se l’attuale Presidente, come già i suoi predecessori, rimane in silenzio mentre le Camere deliberano, figurarsi quando il Parlamento è impegnato nella scelta del suo successore. Non un gesto. Una parola. Ma neanche una sillaba che possa suonare come interferenza o dare solo la sensazione di voler indirizzare le scelte dei grandi elettori. Rimane sul tavolo la domanda che da novembre-dicembre rimbalza nei palazzi della politica: cosa accadrebbe se si prolungasse l’attuale impasse? Cosa succederebbe se le forze politiche decidessero in modo pressoché unanime di chiedere il bis a Mattarella, come accadde 9 anni fa con Giorgio Napolitano? Il Presidente sarebbe disponibile ad un ripensamento? Anche in questo caso: bocche cucite al Quirinale. Certo, ci si troverebbe di fronte ad una situazione talmente complessa dal punto di vista politico e istituzionale da non poter lasciare indifferente Mattarella. Abituato comunque, come dimostra la storia del settennato, ad affrontare le questioni anche più spinose nel momento in cui si manifestano concretamente.

Da Matterella neanche un rituale “no comment”…

E allora? Allora assai rischioso, se non impossibile, immaginare scenari legati ad esempio alla composizione numerica del prossimo Parlamento o ad eventuali riforme costituzionali da realizzare e per ora solo ipotizzate. Unico punto di riferimento «la cassetta degli attrezzi contenuta nella nostra Costituzione», che però: non prevede né il divieto di rieleggibilità del Capo dello Stato. Né l’ipotesi di un mandato a termine. E tra domande e risposte, dubbi e rinvii – proprio con le fumate nere della votazione quirinalizia di questi giorni – tutto sembra rimanere stregato da una sorta di sortilegio da gioco dell’Oca. Tanto da ritornare puntualmente al punto di partenza. Senza penalità. E senza istruzioni utili…

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