Radio Padania cambia nome: ora è Radio Libertà e «si apre a tutto il centrodestra»

venerdì 21 Gennaio 12:40 - di Natalia Delfino
radio padania

Radio Padania Libera cambia nome: ora si chiama Radio Libertà e punta ad aprirsi «a tutta l’area del centrodestra». La decisione è stata spiegata dal direttore dell’emittente, Giulio Cainardi, per il quale si tratta di «una scelta che stava nelle cose, un cambiamento che poteva avvenire già 5-6 anni fa».

Radio Padania diventa Radio Libertà: cambia anche il logo

Oltre al nome, cambia anche il logo: «La R azzurra ricorda il cielo, dove viaggiano i segnali; il simbolo del microfono è rosso, come la passione per la libertà di parola; Libertà è una parola bianca, come le pagine del futuro, tutte da scrivere», si legge in una nota dell’emittente, che ha dato notizia del cambiamento. Obiettivo della novità, ha spiegato ancora Cainardi, intervistato dall’Adnkronos, è aprirsi «a tutta l’area del centrodestra, puntando all’ascolto dei territori, che, come si capisce anche dal nuovo nome, sono i territori di tutto il Paese, dove ormai la Lega ha radicamento». «Questo allargamento non ha suscitato reazioni negative» dai lumbard puri e duri, ha spiegato ancora il direttore dell’emittente il giorno dopo il debutto on air.

Il direttore: «Le critiche? Meno di quanto pensassi»

«Direi che le critiche, da parte di chi era legato alla vecchia Lega, al Carroccio delle origini sono state molto meno di quanto pensassi», ha spiegato Cainardi, parlando di qualche messaggio, qualche sms e nulla più. «Il segretario (Matteo Salvini, ndr) mi ha fatto gli auguri qualche giorno fa. Ora vediamo se riesce a intervenire, d’altra parte lui è stato uno storico direttore della prima radio», ha spiegato ancora il direttore di Radio Libertà. Nel 2018 per esigenze di budget Radio Padania aveva ceduto le frequenze in Fm e ora trasmette in Dab, Digital Audio Broadcasting, «che costa meno». «Siamo una struttura snella, laica, anticonvenzionale e aperta anche all’associazionismo», ha proseguito il direttore, spiegando che «i finanziamenti sono frutto di una campagna di abbonamenti che abbiamo lanciato, e della sottoscrizione da parte di abbonati storici, inoltre qualcosa arriva dalla pubblicità che però è poca».

 

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