Quirinale, lo sgambetto di Fassino a Letta: «Il nome può anche essere di centrodestra»

sabato 22 Gennaio 11:01 - di Eleonora Guerra
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È atteso per oggi, al termine del vertice del centrodestra, lo scioglimento della riserva da parte di Silvio Berlusconi sulla candidatura al Quirinale. Il summit, secondo quanto trapelato solo nella mattinata di oggi, si terrà nel pomeriggio, alle 16, con i partecipanti collegati da remoto, a partire dal Cav che dovrebbe rimanere ad Arcore.

«Molto probabilmente Berlusconi scioglie la riserva»

A confermare che il nodo dovrebbe essere sciolto oggi è stato, nella tarda serata di ieri, dopo l’incontro tra il leader e i dirigenti azzurri a Villa San Martino, il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Paolo Barelli. «Domani (oggi per chi legge, ndr), molto probabilmente Berlusconi scioglierà la riserva», ha rivelato il deputato all’Adnkronos, aggiungendo che «il presidente non ha deciso, ma se decide di andare avanti, se la gioca, eccome…». Dunque, bisogna aspettare le prese di posizione ufficiali. Resta comunque la certezza che il centrodestra è fermamente deciso ad affrontare la partita all’insegna dell’unità. Ed è un caposaldo molto più solido di qualsiasi indicazione arrivata finora da sinistra.

Fassino: «Per il Quirinale possibile anche un nome di centrodestra»

Anche il diktat lanciato da Enrico Letta, secondo il quale «serve un’intesa condivisa e non di parte», quindi il nome non può essere di centrodestra, infatti, si rivela tutt’altro che granitico. A chiarire quali e di quale portata siano le spaccature interne allo stesso Pd è arrivata oggi un’intervista al Foglio di Piero Fassino, non esattamente un parlamentare di primo pelo. Per Fassino, infatti, il prossimo inquilino del Colle «potrebbe anche essere una personalità proposta dal centrodestra». Certo, dovrebbe essere «il garante di tutti, non il rappresentante di una parte», ha precisato l’ex segretario Ds, ribadendo che «per noi Berlusconi resta irricevibile, così come candidature di destra politicamente troppo qualificate». Lo scarto tra le sue parole e quelle di Letta, però, resta evidente e marcatissimo.

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