Peste suina, cresce l’allarme sui cinghiali infetti: Piemonte e Liguria vietano la caccia in 114 comuni

giovedì 13 Gennaio 13:15 - di Redazione
peste suina

Dopo quanto successo in Germania e nell’Est Europa. E con l’aumento dei casi, specie nell’Alessandrino, l’allarme prende piede anche da noi: la peste suina è arrivata in Italia, “entrando” da Piemonte e Liguria. Non a caso, allora, i, 78 comuni piemontesi e in 36 liguri, le amministrazioni locali tramite un’ordinanza emanata dopo la registrazioni di nuovi casi di cinghiali colpiti dal virus, hanno vietato la caccia in 114 centri. Una sospensione dell’attività venatoria in vigore fino al 31 gennaio. Una situazione in progressiva evoluzione e in costante monitoraggio. Su cui oggi si è espresso anche il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini. Che a riguardo, all’Adnkronos, ha affidato diversi spunti di riflessione sul caso.

Peste suina, cresce l’allarme scatenato dai cinghiali

«Siamo costretti ad affrontare una grave emergenza sanitaria – ha esordito allora Prandini – perché per irresponsabilità è mancata l’azione di prevenzione come abbiamo ripetutamente denunciato in piazza e nelle sedi istituzionali di fronte alla moltiplicazione dei cinghiali che invadono città e campagne da nord a sud dell’Italia. Dove si contano ormai più di 2,3 milioni di esemplari». Aggiungendo poi, a stretto giro: «Abbiamo più volte evidenziato – sostiene Prandini – il rischio della diffusione della Peste Suina Africana (Psa) attraverso i cinghiali. E la necessità della loro riduzione, sia numerica che spaziale, attraverso le attività venatorie. Le azioni di controllo della legge 157/92 articolo 19. E le azioni programmabili nella rete delle aree protette».

Prandini (Coldiretti): evitare strumentalizzazioni e ricadute economiche sulle aziende

E non è tutto. Per Prandini, «insieme alle necessarie, tempestive misure di prevenzione e sorveglianza, occorre vigilare contro le speculazioni di mercato. A tutela degli allevatori e del sistema economico ed occupazionale. Bisogna evitare strumentalizzazioni commerciali con impatti economici sulle aziende di fronte ad una situazione sanitaria che – evidenzia Prandini – al momento appare sotto controllo. Si ravvisa infine la necessità di avviare iniziative comuni a livello europeo perché è dalla fragilità dei confini naturali del Paese che dipende l’elevato rischio di un afflusso non controllato di esemplari portatori di peste».

Peste suina, la richiesta di un commissario che coordini l’attività di prefetti e forze dell’ordine

Quindi, nell’invocare misura, e contestualmente, interventi solleciti, Prandini conclude: «Dopo i casi accertati di peste suina africana in Italia, con alcuni cinghiali infettati» in un area che comprende 114 comuni fra Piemonte e Liguria, «adesso serve subito un’azione sinergica su più fronti. Anche con la nomina di un commissario in grado di coordinare l’attività dei prefetti e delle forze dell’ordine, chiamate ad intensificare gli interventi, per tutelare e difendere gli allevamenti e compensare gli eventuali danni economici alle imprese».

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