Lo zio di Saman è nel carcere di Reggio Emilia. La sua difesa: “Se non trovate il corpo non potete accusarmi”

giovedì 20 Gennaio 19:41 - di Davide Ventola
zio Saman

Piumino grigio, jeans e aria imperturbabile, il 34enne Danis Hasnain, è atterrato oggi a Bologna, dopo l’estradizione dalla Francia. Lo zio di Saman Abbas è accusato di aver ucciso la nipote 18enne, scomparsa il 30 aprile scorso da Novellara, dopo che si era opposta a un matrimonio combinato.

L’uomo è accusato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio della giovane pachistana, in concorso con i cugini. Al termine della procedura di estradizione con la Francia, Danish Hasnain, all’aeroporto internazionale Charles de Gaulle di Parigi, è stato preso in consegna dal personale del Servizio di Cooperazione Internazionale della Polizia Criminale, che ha fornito preziosa collaborazione ai Carabinieri di Reggio Emilia nei rapporti di collaborazione con le autorità francesi.

L’indiziato è giunto alle 13 circa in all’aeroporto di Bologna dove è stato prelevato dai militari del Nucleo Investigativo per essere trasferito nella Casa Circondariale di Reggio Emilia a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Ai primi di gennaio, a sorpresa, lo zio di Saman dopo essersi più volte opposto, non avrebbe rinunciato alla possibilità di essere trasferito dalla Francia in Italia per scontare la pena, accusato dell’omicidio della nipote diciottenne.

Silenziosa, sola e coraggiosa, la giovane Saman era ancora minorenne quando ha denunciato quello che i genitori volevano costringerla a fare. Lo aveva raccontato ai servizi sociali di Novellara, dove era arrivata nel 2016 raggiungendo il padre che invece vive nel reggiano da oltre dieci anni; era scattata la messa in protezione in una comunità.

Lo zio di Saman estradato dalla Francia

A conclusione delle indagini, infatti, i carabinieri della stazione di Novellara avevano denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia un 43enne e la moglie 46enne. Entrambi di nazionalità pakistana. Residenti in un comune della bassa reggiana. Tutti e due erano accusati di concorso in costrizione o induzione al matrimonio della loro figlia che, qualche giorno prima del progettato matrimonio, compiva 18 anni,

Poi, è successo qualcosa per cui l’11 aprile scorso, la ragazza ha deciso di allontanarsi da quel luogo protetto. Forse convinta da qualche familiare. Aveva comunque lasciato la comunità protetta. Era tornata a Novellara, a casa dei suoi. Secondo gli inquirenti, qui i parenti l’avrebbero uccisa e fatto sparire il corpo. Pochi giorni dopo, infatti, la scomparsa. Il corpo della ragazza non è mai stato rinvenuto. Proprio su questo dato, lo zio della giovane ha insistito con i giudici francesi:  “Il corpo non è stato ritrovato perché non c’è stato omicidio“. Una linea difensiva che, presumibilmente, porterà avanti anche con gli inquirenti italiani.

 

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