L’epidemiologo Ciccozzi: picco raggiunto, a ottobre sapremo se il virus diventerà endemico

lunedì 24 Gennaio 19:36 - di Redazione

“Direi che il picco dei contagi Covid ormai è raggiunto“. Lo afferma all’AdnKronos Massimo Ciccozzi, epidemiologo del Campus Bio Medico di Roma. “Come avevamo previsto a fine mese è iniziata la fase di discesa, ma attenzione: non è che possiamo dire ‘la curva sta diminuendo, togliamoci le mascherine’. Questo no”.

“Noi stiamo andando nella direzione in cui dobbiamo andare – dice l’esperto – ma non dobbiamo fare come fanno in Inghilterra o in Spagna, siamo più cautelativi: le mascherine si toglieranno al momento giusto, presumibilmente in estate. Ora – prevede Ciccozzi – noi andremo verso una primavera in una situazione più tranquilla, ma con le stesse regole, solo che gli ospedali cominceranno a essere meno sotto pressione. Spero poi che per maggio/giugno la curva sarà quasi piatta, con pochissimi casi e che non vada a ricrescere in autunno. Se così sarà – conclude l’epidemiologo – vorrà dire che avremo raggiunto la fase di endemizzazione del virus. E se la raggiungiamo, è fatta”.

“La variante Omicron, come ha detto l’Oms, potrebbe portarci fuori dalla pandemia” di Covid-19. “E’ fuori discussione – dice l’esperto – che questa variante è quella che ci dà un po’ la svolta, perché è molto contagiosa e pochissimo letale. E’ una variante che finalmente” si comporta come fanno i virus, “ovvero infetta e si moltiplica il più possibile, quindi fa il suo lavoro proprio a livello evolutivo. Perciò tenderà a diventare endemica, resterà con noi e questo potrà significare che i fragili magari faranno un vaccino ogni anno come per l’influenza”.

Tutto questo a meno di brutte sorprese, avverte l’epidemiologo. “Il virus si endemizzerà perché diventerà una virosi, cioè un passaggio di virus uomo-uomo. Ma c’è l’incognita del passaggio uomo-animale-uomo – mette in guardia Ciccozzi – Pensiamo ai criceti che si sono infettati, ai procioni, e non dimentichiamo i visoni o i casi dei felini. E’ sempre una zoonosi. Se questo accadesse, ed è possibile, sarebbe un guaio – avverte – perché in quel caso il virus si adatterebbe a quell’animale e poi ripasserebbe a noi perché da noi c’è già stato e quindi sa come fare. Per questo va sorvegliato e va studiato anche il passaggio animale del Covid”.

“Questa pandemia – ricorda lo specialista – ci ha insegnato che dobbiamo sorvegliare sia la parte animale che quella dell’uomo sia con l’epidemiologia classica sia con l’epidemiologia molecolare, quindi il tracciamento genomico. Questo vale per l’uomo e per gli animali. Sempre per non rincorrere il virus, ma cercare di anticiparlo, cosa che non siamo riusciti a fare in questa pandemia”.

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