Sileri accorcia i tempi: siamo a una svolta. Green pass e quarantena per i vaccinati hanno vita breve

lunedì 27 Settembre 14:04 - di Redazione
Sileri quarantena

Il sottosegretario alla Salute, Pier Paolo Sileri, intervistato a Mattina 24 su Radio 24, taglia corto e riduce tempi di isolamento e spazi per il Green pass. E dichiara netto: «La quarantena per i vaccinati contro il Covid andrà prima ridotta e poi eliminata. Non viene esclusa da subito perché vi è sempre il rischio di varianti. E la vaccinazione sta andando molto bene in Italia, ma non è così in tutti i Paesi del mondo. Dovremo raggiungere un livello di vaccinazioni più alto, per metterci a riparo da possibili varianti. A quel punto anche le quarantene per i vaccinati dovranno prima essere ridotte, immagino da subito. È di buon senso farlo già a breve tempo, da oggi. E poi eliminate».

Sileri, la quarantena per i vaccinati va eliminata

Nell’ambito delle sue indicazioni, Sileri ha spiegato che «nel tempo, anche la mascherina e la distanza dovranno essere abbandonati. È prematuro farlo oggi. Ma è auspicabile farlo in tempi brevi. Compatibilmente con la circolazione del virus». Stando alle parole del viceministro, insomma, c’è speranza di un graduale ritorno alla normalità. Una ipotesi che Sileri ventila e conferma asserendo ancora: «Credo che arriveremo a togliere la quarantena ai vaccinati passando per un ulteriore riduzione dei contagi. Le cose stanno andando molto bene, è un momento di transizione. Stiamo attenti ad eventuale altre varianti. Osserviamo ciò che accadrà in merito ai contagi dopo aver riaperto tutto, compreso le scuole. E poi credo sia auspicabile e anche molto di buon senso liberare coloro che sono vaccinati dalle quarantene“.

Sileri sulla quarantena a scuola

Sulle quarantene a scuola «aspettiamo cosa dirà il Comitato tecnico scientifico. Ma anche qui il buonsenso legato alla vaccinazione, e all’opera di screening nelle classi sotto i 12 anni anche con i test salivari, dovrà limitare le quarantene per le classi», afferma il sottosegretario. CVhe poi, contestualmente precisa che «dipenderà dal tipo di classe e da quella che è la possibilità di contatto. Nelle aule più piccole è più facile che si verifichi un contatto. E quindi è più difficile poter gestire delle quarantene ristrette. Mentre nelle classi in cui ci sono soggetti un po’ più grandi, è chiaro che è tutto più semplice. Perché i contatti sono più limitati».

Anche il Green pass ha i giorni contati: «Il 2022 sarà l’anno della svolta»

«Non vivremo tutta la vita con il Green pass», annuncia ancora Sileri. E prosegue: «Credo che il 2022 sarà l’anno completo della svolta». La notte della pandemia «è già finita. Siamo all’alba, i numeri ci dicono che il sole è sorto abbondantemente. Ma tutto questo, però, durerà ancora alcuni mesi: dobbiamo pensare alle terze dosi, vedere se ci sono recrudescenze in coloro che sono stati vaccinati prima, provvedere ad anziani e malati oncologici. Passerà tutto il 2021 e una parte del 2022 per aggiustare il tiro. Nel frattempo mi auguro che gli altri Paesi abbiano risultati come i nostri sulla vaccinazione».

Il Green pass avrà una scadenza: l’andamento dei contagi, la fine della pandemia

E ancora: «Il Green pass – ha precisato Sileri – non è un passaporto che dura 10 anni. Avrà una scadenza, al di là di quella “naturale” di un anno. È un pass temporaneo che vedrà una fine non solo quando la popolazione avrà una percentuale X di vaccinati. Ma tutto dipenderà dalla circolazione del virus. Quando passeremo dalla fase pandemica a una fase di endemia, con una circolazione minimale del virus, il Green pass non servirà più. Ma – aggiunge Sileri – non possiamo dare una data. E non dipende solo dall’Italia. Ma anche da tutto ciò che c’è intorno a noi. Da eventuali varianti. Dalle vaccinazioni in altri Paesi».

Il problema degli interventi chirurgici saltati per l’emergenza Covid

Tra il 2020 e il 2021 «sono oltre 600mila gli interventi chirurgici saltati per l’emergenza Covid», ha poi aggiunto Sileri scoperchiando un complicato vaso di Pandora. E aggiornando i dati dell’allarme lanciato della Società italiana di chirurgia. Che per il 2020 ha denunciato 400mila interventi chirurgici e 1 milione e 300mila ricoveri in meno rispetto al 2019. Sileri ha annunciato a breve un tavolo «che farà una revisione e un computo delle prestazioni salate. Al fine di poter fare una programmazione. E saranno immesse nuove risorse». I numeri degli interventi saltati per Covid, dunque, «sono anche maggiori rispetto alla stima della Società di chirurgia. Perché questo è il conteggio del 2020. Ma c’è anche un rallentamento per il 2021».

Prestazioni mancate per il Covid: tra tutte, anche quelle per patologie oncologiche o trapianti

E dunque, ha aggiunto il sottosegretario: «Si sta completando la revisione per capire il numero esatto. Ma si tratta di un cifra superiore ai 600mila. Sono saltati, infatti, non solo gli interventi per patologia benigna. Ma anche una parte che riguarda patologie più gravi. I cosiddetti interventi di “classe A”, che devono essere svolti in un tempo determinato. Tra cui, purtroppo, anche patologie oncologiche o trapianti». Il ministero della Salute, ha ricordato in conclusione Sileri, «lo scorso anno ha fatto un piano e immesso risorse per 700 milioni di euro per far fronte a questo accumulo di prestazioni mancate». Il sottosegretario ha anche ricordato che non si tratta di un problema solo italiano. Nel mondo uno studio internazionale conta «oltre 25 milioni di interventi chirurgici saltati solo nei primi tre mesi di pandemia». Ma guardare in casa degli “altri” non è certo di consolazione…

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