“Draghi per la prima volta ha visto il capolinea”: il segnale dopo il Cdm. L’analisi di Sorgi

6 Gen 2022 16:13 - di Gabriele Alberti
Draghi governo

Che Mario Draghi abbia perso il tocco magico e che oggi sia un po’ più solo e vittima della sua pletorica maggioranza lo dimostra questo accordo trovato dopo il Cdm “dei lunghi coltelli”. Draghi non è più Supermario. E a dirlo non è il solito Marco Travaglio che ti aspetti, che dalla prima pagina del fatto con toni trionfalistici annuncia: “Il governo è finito”. A recitare una sorta di “fine corsa” dell’attuale premier e del suo governo arriva oggi anche l’editoriale di Marcello Sorgi su La Stampa, non certo un osservatore ostile al governo Draghi.

Draghi, Sorgi: “E’ stato un mediocre compromesso”

Eppure le sue parole pesano dopo la giornata del 5 gennaio. “L’accordo – o il mezzo accordo, un ennesimo compromesso al ribasso – sull’obbligo di vaccino dai cinquant’ anni in su- scrive Sorgi-  è indicativo per il modo in cui è stato raggiunto. Uno strazio, sia detto senza mezzi termini”. Uno strazio, naturalmente, per il premier, intende l’editorialista. Chiamato a fronteggiare un ministro Giorgetti insolitamente sulle barricate; con i 5 stelle divisi su tutto; e tutti gli altri partiti protesi a metter paletti in un clima che conduce dritto alle elezioni del 2023. Quegli stessi partiti della maggioranza Brancaleone che pure dovrebbero o potrebbero decidere nel giro di tre settimane se mandare Draghi al Quirinale, oppure eleggere un altro al suo posto come successore di Mattarella.

Draghi per la prima volta ha evitato la conferenza stampa

Da questa cornice, il quadro del nuovo accordo sulle restrizioni “è un obbligo talmente limitato, da essere definito “un pannicello caldo” da scienziati che ne avevano suggerito una versione assai più severa”. Infatti l’accordo a cui si è giunti non era quello che Draghi voleva. “E che per la prima volta, contravvenendo a un’abitudine consolidata, Draghi non ha ritenuto di illustrare in una conferenza stampa: come sarebbe stato necessario sia per il peso della novità sulla vita dei citadini”, osserva l’editorialista. Un segnale importante.

Il punto di rottura

“Viene da chiedersi come abbia potuto Draghi accettare questo cambio di passo avvenuto così rapidamente; perché insomma come altre volte non si sia imposto facendo pesare tutta la sua autorevolezza”. Ad avvalorare questo atteggiamento insolito sono arrivate fonti vicino al premier – raccolte dall’Adnkronos-. Né rabbia né irritazione, ma la speranza delusa, questo sì, per le solite dinamiche scattate tra partiti nonostante il momento delicato per il Paese. Il presidente del Consiglio confidava di non assistere al solito ‘balletto’ tra forze politiche; “dal momento – è il ragionamento – che quello che si cerca di fare è trovare soluzioni per contenere i rischi per la tenuta degli ospedali e non il compromesso politico”.

“Il premier per la prima volta ha visto il capolinea”

Draghi ha inisistito nel voler estendere ulteriormente  l’obbligo vaccinale che voleva pure il Pd. “Draghi ha resistito finché ha potuto. Si è arrivati al punto di rottura, dopo il quale è maturato il mediocre compromesso”. Si profilerebbe, a questo punto, è la conclusione di Sorgi, una sorta di finale di partita per Draghi. “Ma è inutile negarlo: davanti a sé il premier per la prima volta ha visto il capolinea a cui in Italia arrivano presto o tardi tutti i governi. Stavolta non così presto, si pensava...”. Una situazione di stallo evidente che di certo, rende ancora più caotica la corsa al Colle a cui Draghi aspira. Con quale maggioranza a suo sostegno è ancora un mistero. Che certo pesi la corsa al Colle nella “strettina della Befana”, come viene definito l’accordo al ribasso subìto d Draghi, è opinione anche di Alessandro De Angelis sull’Huffington Post. Questo goveno potrebbe avere le ore contate, amche se sul dopo Draghi è buio pesto.

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