Costa Concordia, a 10 anni dal naufragio scontro a distanza tra De Falco e la figlia di Schettino

sabato 8 Gennaio 13:40 - di Sara Di Vasto

“Incontrare Schettino in carcere? Quello che dovevo dirgli, gliel’ho detto la sera del naufragio”. Risponde così,  a 10 anni di distanza dalla tragedia della Costa Concordia,  Gregorio De Falco. Il capitano di fregata che in una telefonata diventata celebre, la notte del 13 gennaio 2012, intimò al comandante nella nave da crociera di risalire sull’imbarcazione. L’ormai fatidico “Torni a bordo, ca…”, che lo ha reso popolare. Fino ad approdare in Senato nel 2018  sotto la bandiera dei 5Stelle, oggi del gruppo misto.

De Falco: non ho nulla da dire a Schettino

De Falco, sentito dall‘Adnkronos, non mostra alcuna curiosità per le condizioni attuali dell’ex comandante della Concordia. Detenuto nel carcere di Rebibbia e condannato a 16 anni di reclusione per il naufragio che costò la vita a 32 persone.

“Se mi avesse ascoltato, oggi sarebbe un eroe”

“Recarmi a Rebibbia, per vedere Schettino, sarebbe una commistione tra le mie prerogative di parlamentare e altre questioni”, continua l’ex senatore grillino. “Che a quel punto diventerebbero personali. Invece questa è una vicenda che di personale non ha nulla. Quella notte – prosegue De Falco – non si sono incontrate due persone. Ma il comandante della nave e colui che coordinava i soccorsi dalla Capitaneria di porto di Livorno. In questo rapporto il comandante della nave è venuto meno ai doveri del suo ruolo. Se Schettino mi avesse ascoltato, se fosse risalito sulla Concordia così come gli avevo detto di fare,  lui oggi sarebbe un eroe”.

Rossella Schettino: farebbe bene a tacere

Tanta loquacità, però, non piace a Rossella Schettino. Figlia dell’ex comandante in carcere a Rebibbia. Che apprezzerebbe da parte del Sig. De Falco “un religioso silenzio”. O in alternativa “uno slancio intellettuale”.  Qualora ammetta che nella concitazione degli eventi “avrebbe potuto non comprendere nell’immediato che, la nave si era abbattuta. Comunicazione – aggiunge la Schettino – tra l’altro trasmessa sul canale 16 di soccorso anche alla sua sala operativa di Livorno dalla motovedetta G 104. Da lui designata come suo riferimento visivo sulla scena dell’emergenza per la gestione dei soccorsi a distanza”.

“Una data triste, non un evento da celebrare”

A dieci anni dal naufragio della Costa Concordia al Giglio, la figlia dell’ex comandante della nave chiede che l’anniversario “non sia un evento da celebrare. Ma una triste ricorrenza. Che non dovrebbe lasciare spazio ad autocelebrazioni né generare onde emotive. Che potrebbero essere dannose per il sereno prosieguo degli iter giudiziari previsti dalla legge italiana ed europea”.

Mio padre sta espiando in religioso silenzio

“E’ sotto gli occhi di tutti che mio padre sta espiando la sentenza in religioso silenzio. E pertanto, nel rispetto delle vittime, invito anche gli altri a fare altrettanto”, aggiunge Rossella Schettino. Ribadendo che suo padre in questi giorni non ha rilasciato dichiarazioni. E che da anni non ha più contatti con il suo precedente avvocato Donato Laino.

Il giallo delle due telefonate non divulgate

La donna, invece, decide di parlar per confutare le ultime dichiarazioni dell’ex ufficiale della Guardia Costiera, oggi deputato. “È incomprensibile – sottolinea – che nell’immediato dell’incidente sia stata divulgata la sola telefonata delle 01.46 (quella del ‘vada a bordo c…’). Tralasciando la diffusione degli audio delle 00.17 e delle 00.30”. Perché – sostiene Rossella Schettino – se quegli audio fossero stati diffusi “proverebbero sia l’improvviso abbattimento della nave. Sia le richieste di mio padre di spostare i soccorsi. Sul lato dove a causa dell’abbattimento erano cadute le persone in mare al fine di pattugliare l’area”.

Troppi ritardi nella concitazione del naufragio

In sostanza, dall’abbattimento della nave (alle ore  00.17) al pattugliamento dello specchio di mare tra la costa e il lato della Concordia inclinato verso l’acqua passa un’ora e mezza. “Fino alle 01:46.  Orario in cui mio padre, di fronte alla nave abbattuta, riceve la telefonata di De Falco. Che sembrerebbe non avesse compreso che la nave era semiaffondata e piegata sul lato destro”.  Insomma se le due comunicazioni fossero state rese note “con lo stesso tempismo e accanimento della famosa telefonata delle 01.46 si sarebbe da subito chiarita la dinamica dei fatti. Che hanno causato l’uscita fuori bordo di mio padre. E di tutti quelli che si trovavano sul lato destro”.

“Sono vicina ai familiari delle vittime”

Fu De Falco dunque, secondo le ricostruzioni di Rossella Schettino, a non comprendere tempestivamente la situazione. “All’epoca dell’incidente – conclude rinnovando la vicinanza alle vittime – ero appena quindicenne. Se esiste una scala di misurazione del dolore per quanto accaduto, credo che il mio sia il più prossimo a quello di coloro che sono stati colpiti negli affetti più cari”.

 

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