Colle, in lizza c’è anche Cassese: «Io presidente? E perché no? Le cariche pubbliche non si rifiutano»

sabato 8 Gennaio 14:01 - di Redazione
Cassese

Davvero non vorremmo essere nei panni di Marco Travaglio. Per lui, infatti, la partita del Quirinale si sta trasformando in una sorta di war game, dove il mostro che arriva a suoi occhi è sempre più brutto e pericoloso di quello appena andato via. Dopo Casini è apparso Pera, quindi Amato, poi il “terrificante” Berlusconi e, infine, il non meno orripilante Sabino Cassese. Eh sì, per il direttore del Fatto Quotidiano anche il presidente emerito della Corte Costituzionale è tra quelli da evitare ad ogni costo. La sua colpa? Aver sostenuto la necessità di istituire una commissione d’inchiesta dopo le rivelazioni di Luca Palamara sulla magistratura. E, soprattutto, le critiche al governo presieduto da Giuseppi.

Cassese ha presieduto la Consulta

In poche parole, fa parte del Conticidio che – a detta di Travaglio – ha privato l’Italia dello statista che tutto il mondo ci invidiava. Purtroppo per lui, tuttavia, la prospettiva del Quirinale a Cassese non dispiace per niente. «Come dicono i grandi francesi, le cariche pubbliche non si sollecitano e non si rifiutano», ha risposto il professore dai microfoni di Sabato Anch’io su Rai Radio1, a chi gli chiedeva se fosse in lizza per succedere a Mattarella. Come a dire, «io non chiedo, ma se me poi succede…». Cassese non si è sottratto neppure quando gli hanno chiesto ci commentare la definizione di «nonno al servizio delle istituzioni» con cui Draghi ha presentato se stesso nella conferenza stampa di fine anno.

«Possibile il voto a distanza»

«È un’autocandidatura al Colle?», gli hanno chiesto. «No – obietta il presidente emerito – Voleva dire che è come un soldato pronto a rispondere all’appello della sua Patria. Tutto qui. In qualunque ruolo. È stato un uomo sempre al servizio del Paese». Quanto alle modalità di voto per il Quirinale, Cassese “apre” alla possibilità del voto a distanza, come chiesto da alcuni parlamentari in virtù della pandemia. «Le elezioni politiche nazionali – ha spiegato – si svolgono in luoghi e momenti diversi, nel corso di uno o due giorni. La caratteristica di questa votazione, quindi, consente che le persone che debbono votare, votino non nello stesso luogo fisico, ma ad esempio in luoghi fisici vicini, ad esempio a Palazzo Madama. È un mero fatto di svolgimento della votazione. Con gli strumenti tecnici che ci sono oggi – ha concluso – è sicuramente possibile».

 

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