Suppletive Roma, Renzi sfida Letta e candida uno dei suoi: «Vedremo se Iv vale solo il 2 per cento»

martedì 14 Dicembre 17:22 - di Michele Pezza
Renzi

Manca ancora poco più di un mese, ma sulle elezioni suppletive nel collegio di Roma 1 incombe già un clima all’Ok Corrall. Colpa (o merito) del Pd che ha completamente snobbato Matteo Renzi pescando la propria candidata tra gli zingarettiani di strettissima osservanza. Cecilia D’Elia (questo il suo nome) è infatti la portavoce della Conferenza delle donne democratiche, titolo che ne fa uno pezzi più influenti della nomenclatura interna. Renzi tifava invece per Annamaria Furlan, già segretario generale della Cisl, cui attribuisce un profilo più riformista.

Il Pd ha candidato Cecilia D’Elia

Letta non l’ha voluto accontentare e lui si vendica candidando un proprio rappresentante, Valerio Casini, risultato il più votato della lista Calenda alle recenti elezioni amministrative. «Alle suppletive vedremo se davvero Italia Viva vale solo il 2 per cento», avverte tra il lusco e il brusco dalla sua e-news il senatore di Rignano. La D’Elia, però, va avanti per la sua strada. Il Pd, del resto, l’ha catechizzata a dovere: mai accettare provocazioni. E lei esegue: «Sono molto felice e sento una grande responsabilità per essere stata scelta come candidata del centrosinistra». Toni tutt’altro che bellicosi, ma che non smontano la furia renziana. Tanto più che la D’Elia partecipava alla fronda interna contro l’ex-Rottamatore quando questi era il leader dei dem.

Renzi: «Cancellato il riformismo»

«Non è un caso che il Pd abbia candidato una propria dirigente che quando noi portavamo il Pd al 41 per cento e facevamo le battaglie riformiste era contro di noi, da un’altra parte», ricorda. La questione, tuttavia, non è di merito bensì di metodo. Renzi non sopporta di essere stato del tutto scavalcato.  «Il Pd – ricorda – non ha voluto non solo trovare ma neanche cercare un accordo». Da qui l’accusa a Letta di voler «cancellare il riformismo» affidandosi «a persone che con la storia riformista non hanno nulla a che vedere». Quindi, il botto finale: «Sarà una grande battaglia e vedremo quanto vale Italia Viva alle politiche nello scenario del bipopulismo con Pd e Cinquestelle da una parte e Destra unita dall’altra». La sfida è servita.

 

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