Quirinale, il diktat di Feltri: “Basta comunisti, non provate a propinarci la rossa Finocchiaro”

domenica 5 Dicembre 16:53 - di Marta Lima

Da qualche giorno si fa strada ai massimi livelli l’opzione Cartabia” premier se Mario Draghi dovesse andare al Colle. Lo scrive oggi Repubblica parlando di “svolta storica, nel senso che mai nessun premier donna ha guidato l’esecutivo”. Dalla sua, sottolinea il quotidiano, il ministro della Giustizia Marta “Cartabia ha un curriculum di alto livello istituzionale: presidente della Corte Costituzionale e ministro della Giustizia. Può inoltre contare sulla stima di Sergio Mattarella, che l’ha voluta nella squadra di governo, quasi fosse in ‘quota presidenziale’.

La Cartabia, candidata per sostituire Draghi

Nata il 14 maggio del 1963 a San Giorgio su Legnano, nell’Alto milanese, ordinaria di diritto Costituzionale alla Bicocca e poi alla Bocconi, cresciuta alla cattedra di Valerio Onida, vicina a Cl, tra i suoi maestri la nuova guardasigilli può annoverare Joseph Weiler, direttore dello Straus Institute for Advanced Study in Law and Justice della New York University, una delle scuole di formazione giuridica più prestigiose del mondo, che Cartabia frequentò nel 2009.

“Weiler – racconta  Il Fatto – “è un vecchio amico di Giorgio Napolitano, il presidente della Repubblica che nel 2014 gli conferirà la cittadinanza italiana e che già tre anni prima aveva nominato Cartabia alla Consulta, facendone a soli 48 anni la componente più giovane di sempre. Risaliva a un anno prima, al 2010, l’applauditissimo intervento di Napolitano al Meeting di Rimini, l’evento annuale simbolo di Comunione e liberazione…”. E non era un caso.

Con Draghi – spiega Repubblica – non sono mancate alcune difficoltà per la gestione della riforma della giustizia, ma il rapporto resta solido. E il nome si fa spazio, come jolly per provare a tenere assieme la formula della ‘salvezza nazionale’ anche nel 2022. Basterà? Basterebbe? Difficile, perché le incognite sono tante, forse troppe”.

Prodi si chiama fuori dalla corsa per il Colle

“La mia maestra elementare mi ha insegnato a contare”. Il Quirinale “non è cosa, si dice. Ho già detto le ragioni: l’età, che sto benissimo così, tantissime ragioni e l’ultima è di un realismo politico. Se un uomo politico ha un minimo saggezza deve rendersi conto della situazione”. Lo ha affermato Romano Prodi, ospite di Lucia Annunziata a ‘Mezz’ora in più‘ su Raitre.

La furia di Feltri: “Basta comunisti al Quirinale”

“Non mi appassiona l’elezione del prossimo presidente della Repubblica, che non sempre, ma spesso, assomiglia al Superenalotto. Vince chi non te lo aspetti. Sarà così anche stavolta? Probabile, non ne sono sicuro. A me basterebbe che il garante della Costituzione non fosse un comunista come Napolitano che maneggiava il Quirinale come il tinello di casa sua, metteva i piedi nel piatto e puntava solo a eliminare Silvio Berlusconi dall’agone politico. Oggi, leggendo i giornali, si scopre che i candidati al trono sono personaggi strani ma proprio per questo papabili….”, scrive oggi Vittorio Feltri, nell’editoriale su Libero.  “Si fanno i nomi di Casini perché è il veterano del Parlamento, essendoci entrato quando era Forlaniano e indossava i calzoni alla zuava. Il che non mi sembra un merito decisivo; poi quello della signora Finocchiaro, rossa come un pomodoro; poi quello di Amato, uno che nella vita ha cambiato opinione e schieramento ogni tre giorni; poi quello di Gianni Letta su cui non ho niente da dire ma molto da ridire, a cominciare dall’età. Se sul Colle dovesse andare, ed è improbabile, il Cavaliere di Arcore sarei felice perché mi ha reso ricco e non mi sembra una motivazione banale…”, dice con la consueta ironia il direttore.

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