Pedrizzi: gioco legale assediato dalle mafie, le proposte per salvare migliaia di posti di lavoro

mercoledì 1 Dicembre 11:55 - di Riccardo Pedrizzi

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Dopo tante tribolazioni, insormontabili problemi e alle volte incomprensibili e forse inutili restrizioni qualcosa di positivo si intravede all’orizzonte del settore dei giochi. E’ un buon segnale infatti l’avvio dei lavori della neo costituita Commissione parlamentare di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico e la nomina dell’ufficio di presidenza, sia per la qualità e l’esperienza delle persone indicate sia per la volontà politica del Parlamento di approfondire le tematiche legate alle difficoltà di chi opera nella legalità ed è costretto ad affrontare la concorrenza sleale e l’avanzata delle mafie organizzate.

I giochi legali assediati dalle mafie

Nell’ultimo anno, il 37,8% degli italiani ha giocato a uno o  più  giochi  legali  tra  lotto,  lotteria,  superenalotto,  scommesse  sportive e non,  bingo,  giochi  online,  slot  machine.  19  milioni  di  persone  che  nel periodo pandemico hanno giocato legalmente sono la migliore certificazione che il gioco è un’attività praticabile in modo responsabile, contenuto e sano.

Tutte le ricerche e le indagini ci dicono che la  lotta  al  gioco  illegale per gli italiani non si fa con soluzioni proibizioniste che penalizzano il gioco legale: ma con maggiori informazioni e con più formazione. Nel  2020  la  raccolta complessiva del settore è stata di 88,4 miliardi di euro, di cui 75,4 miliardi tornati ai giocatori nella forma di vincite (85,3%). Ed invece anche molta stampa di rango parla di 110 mld gettati via dai giocatori (vedi il Supplemento “Buone Notizie” del Corriere della Sera):

Nel 2020 c’è stato il boom del gioco a distanza: infatti, la raccolta a distanza  è  stata  di  49,2  miliardi  di  euro,  +12,8  miliardi  di  euro  rispetto  al 2019 che era stato di 36,4 (+35,3%), mentre quella fisica si è fermata a 39,1 miliardi di euro rispetto ai 74,1 (-35 miliardi  di  euro  rispetto  al  2019,  -47,2%):  in  10  anni,  l’incidenza  della raccolta  a  distanza  su  quella  complessiva  è  passata  dal  7,2%  del  2010  al 55,7% del 2020. Quindi è evidente che non tutta la diminuzione del gioco fisico si è spostato sul gioco a distanza legale. Infatti, se nel 2019 il valore del gioco illegale  era  stimato  in  circa  12  miliardi  di  euro,  nel  2020  è  salito  a  18 miliardi  (+50%)  e  nel  2021  rischia  di  andare  oltre  i  20  miliardi  di  euro come ha cifrato il Procuratore Nazionale Antimafia, Cafiero de Raho.

La conferma della crescita del gioco illegale viene dalle operazioni di contrasto delle forze dell’ordine: tra inizio del 2020 e l’aprile 2021 ogni 3 giorni è stata scoperta una sala clandestina, 145 sono le inchieste condotte dalle forze dell’ordine, 1.000 le persone denunciate (493 del 2019).

Un settore importante per l’economia e l’occupazione

Il sistema del gioco legale è un settore economico che genera occupazione, redditi  per gli occupati, valore aggiunto, gettito fiscale, conta 300 concessionari autorizzati dallo Stato e 3.200 imprese di gestione che, si occupano della gestione del gioco pubblico sul territorio e in cui nel complesso  operano direttamente o indirettamente circa 150mila addetti. La filiera diretta, che include le attività riguardanti lotterie, scommesse e case da gioco nel 2019  era composta da 8.271 imprese  per  un  totale di oltre 40 mila addetti e un fatturato di 14 miliardi di euro; i  punti  vendita,  sono  circa  80mila,  tra  bar,  tabacchi.

Nel  2020  la  raccolta  complessiva,  ovvero  l’ammontare  complessivo  delle puntate effettuate dai giocatori è stata di oltre 88 miliardi di euro, le vincite sono state pari a 75,4 miliardi, cioè l’85,3% della raccolta. Il confronto con l’anno precedente rende evidente il duro colpo che il settore ha subìto durante la pandemia per la prolungata chiusura, a cui è stato costretto, pur avendo adottato dei protocolli rigorosi che hanno dimostrato di saper funzionare bene: rispetto al 2019 si registrano -22,2  miliardi  di  euro  di  raccolta  (-20%),  -15,7  miliardi  di  euro  di  vincite  (-17,2%),  -4,1  miliardi  di gettito erariale (-36,3%) e -2,3 miliardi di euro di ricavi per le imprese (-28,9%), che praticamente sono state messe in ginocchio. Sono stimate in circa 1.600 le sale giochi e sale scommesse che non hanno ancora riaperto e che, presumibilmente, non riapriranno.

Le proposte per il settore

Per quanto riguarda le proposte che si potrebbero avanzare, mi è difficile non ricordare quanto emerse nel 2003 al termine dell’Indagine conoscitiva che svolse la Commissione Finanze e Tesoro del Senato, quando il sottoscritto ne era il Presidente, nelle conclusioni votate pressoché all’unanimità da tutte le forze politiche. Oggi, però, abbiamo una base di partenza rappresentata dall’Intesa del 07/09/2019 della Conferenza Stato Regioni Autonomie Locali, che ci consente di riassumere le principali esigenze:

  1. a) Vanno definite ed armonizzate le competenze tra ministeri competenti (Interni, Salute e MEF);
  2. b) Vanno regolamentate le attribuzioni trai vari Enti, evitando legislazioni concorrenti che creano confusioni e contenziosi tra Stato, Regioni, Comuni;
  3. c) Va varato al più presto un Testo Unico;
  4. d) Vanno coinvolti gli enti locali e, quindi in base al principio di sussidiarietà va destinato parte del gettito (vedere quanto previsto nella legge di bilancio per Trento e Bolzano);
  5. e) Va promossa un’azione di moral suasion nei confronti del sistema bancario, che da una parte nega l’apertura di conti correnti agli operatori del settore perché ad alto rischio di riciclaggio e nello stesso tempo pretende la tracciabilità del contante.

Gli operatori del settore intendono essere protagonisti nella tutela dell’ordine pubblico; i garanti della salute del giocatore consumatore; i tutori della legalità, della trasparenza e della regolarità delle attività che svolgono;  i collaboratori più vicini alle forze dell’ordine, delle quali l’intera filiera dichiara di essere a disposizione. Per tutto questo, la istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta sul gioco illegale e sulle disfunzioni del gioco pubblico, rappresenta un’opportunità ed una luce in fondo al tunnel.

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