Minzolini: Mattarella sorpreso dal passo avanti di Draghi, non era al corrente delle sue intenzioni

lunedì 27 Dicembre 15:36 - di Francesco Severini
Mattarella

Secondo Augusto Minzolini, che oggi lo scrive nel suo editoriale sul Giornale, Sergio Mattarella non avrebbe gradito il passo avanti di Mario Draghi nella conferenza stampa di fine anno. Quell’autocandidatura non se l’aspettava, e non si aspettava neanche che paventasse una crisi di governo se la maggioranza che lo sostiene si fosse spaccata sull’elezione del nuovo capo dello Stato.

Mattarella sorpreso dalla mossa di Draghi

“Per entrare nelle liturgie di Palazzo si può dire – scrive Minzolini – che Mattarella sia rimasto «sorpreso», magari perplesso: non era al corrente delle intenzioni del premier. Non è poco per un personaggio che ha modellato la sua figura, con pignoleria, su quella del servitore dello Stato, passando dalla Corte Costituzionale al Quirinale. In quest’ ottica, nella testa di Mattarella un servitore dello Stato è chiamato a svolgere dei ruoli delicati, non si propone da solo, non si autocandida: non per nulla l’attuale presidente non fece nulla sette anni fa per essere eletto (o almeno non ve n’è traccia nelle cronache) e oggi, con coerenza, non ha nessuna voglia di restare sul Colle. Per cui un premier che non nasconde per nulla davanti alle telecamere il desiderio di arrivare al Quirinale – o almeno questa è l’immagine che ha dato – non poteva non stupire Mattarella”.

Salvini e i contatti con il premier Draghi

I retroscenisti, in ogni caso, fanno presente che il premier ha detto a Matteo Salvini che lui, se i partiti vorano tenerlo ancora a Palazzo Chigi, resterà al governo. Draghi si accontenterebbe, dunque, di portare avanti l’esecutivo fino a  fine legislatura. Ma la partita è tutta da giocare. E fine al 10 gennaio – avverte la Stampa – non accadrà nulla.

Le decisioni arriveranno dopo il 10 gennaio

“Per quella data – osserva il quotidiano torinese – i leader del centrodestra si dovranno rivedere attorno al tavolo con Silvio Berlusconi. Andrà presa una decisione: se sostenere il presidente di Forza Italia nel suo sogno di salire al Colle, oppure se convincerlo a desistere e a portare i voti in dote a Draghi. In un attimo Berlusconi si trasformerebbe nel king maker dell’elezione dell’attuale premier a presidente della Repubblica. In quegli stessi giorni, il segretario del Pd Enrico Letta si ritroverà con il partito per dare una risposta altrettanto importante, e altrettanto attesa a Palazzo Chigi. Letta riunirà la segreteria e poi il 13 gennaio la direzione del Pd in seduta congiunta con i gruppi parlamentari”.

L’incognita del movimento 5Stelle

C’è poi l’incognita M5S. “Giuseppe Conte è prigioniero dei parlamentari, ostaggio del loro terrore delle elezioni. Prova ne è il fatto che l’avvocato sta passando come l’unico a non volere Draghi al Quirinale, quando invece in tanti colloqui dentro il M5S e con Letta ha sostenuto che è complicatissimo trovare un nome diverso che accomuni tutti”. Né bisogna sottovalutare Matteo Renzi. Il quale – come racconta Il Messaggero – “da giorni tenta di convincere il centrodestra «ad assumere l’iniziativa». Ovvero a mettere da parte la candidatura del Cavaliere – già ampiamente silurata da Pd e M5S – e a proporre un altro nome in modo da lasciare Draghi al governo”.

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