Messa in latino, il Vaticano replica ai tradizionalisti: tutta la Chiesa preghi con rito unitario

sabato 18 Dicembre 12:37 - di Redazione
messa latino

Il Motu proprio Traditionis custodes di Papa Francesco dello scorso luglio ha messo un freno alla libera celebrazione dell’antica messa in latino, cara ai tradizionalisti. Diversamente da Benedetto XVI che, al contrario, concesse loro molto nel suo breve papato. Non sono mancate le pressioni e le critiche, cui ha risposto la Congregazione per il culto divino, con l’ok del Papa.

Nella nota esplicativa, scrive il prefetto mons. Arthur Roche: ” Il Motu proprio Traditionis custodes vuole ristabilire in tutta la Chiesa di Rito Romano una sola e identica preghiera che esprima la sua unità, secondo i libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II e in linea con la tradizione della Chiesa. Il Vescovo diocesano, quale moderatore, promotore e custode di tutta la vita liturgica, deve operare perché nella sua diocesi si torni a una forma celebrativa unitaria”.

La Congregazione specifica inoltre che sarà possibile celebrare la messa in latino secondo il canone preconciliare “solo alle parrocchie personali canonicamente erette che, secondo quanto disposto dal Motu Proprio Traditionis custodes, celebrano con il Missale Romanum del 1962″.

“Questa Congregazione, – spiega il prefetto – esercitando, per la materia di sua competenza, l’autorità della Santa Sede, può concedere, su richiesta del Vescovo diocesano, che venga utilizzata la chiesa parrocchiale per la celebrazione secondo il Missale Romanum del 1962 solo nel caso in cui sia accertata l’impossibilità di utilizzare un’altra chiesa, od oratorio o cappella. La valutazione di tale impossibilità deve essere fatta con scrupolosa attenzione. Inoltre, tale celebrazione non è opportuno che venga inserita nell’orario delle messe parrocchiali essendo partecipata solo dai fedeli aderenti al gruppo. Infine, si eviti che vi sia concomitanza con le attività pastorali della comunità parrocchiale”.

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