Merlo come Verdelli su Meloni, Atreju e i bombaroli neri. La richiesta è: rinnegare Almirante

15 Dic 2021 10:44 - di Adele Sirocchi
Merlo Meloni

Francesco Merlo deve avere talmente apprezzato il tweet delirante di Carlo Verdelli su Piazza Fontana da replicarne i toni oggi in una risposta a un lettore di Repubblica.

Che aveva scritto Verdelli? L’ex direttore di Repubblica così scriveva lo scorso 12 dicembre: “Sedici morti, matrice l’eversione nera; siamo antifascisti però tutti fratelli d’Italia a Atreju21”. Gli eskimi in redazione hanno ancora la loro funzione anche se sono ormai rimasti in pochi.

Notava Pietrangelo Buttafuoco: “Come se la matrice rossa dello stragismo comunista dovesse riguardare Enrico Letta…“. Francesco Merlo oggi non è da meno di Verdelli. Gli scrive infatti un lettore: “Ora le chiedo: perché, sentendo dire a Giorgia Meloni che vuole un patriota a capo dello Stato, ho avvertito i sentimenti più avversi verso questo aggettivo e provato un discreto senso di nausea?”.

Merlo risponde che sì, anche lui si inquieta a sentir parlare Giorgia Meloni di “patrioti”, una con quel passato… Quale passato? Merlo lo dipinge da grande mistificatore qual è. “Meloni, che giustamente si offende quando dicono che è fascista, esordì giovanissima nella sezione missina di Colle Oppio, fu poi segretaria di Azione Giovani e ancora oggi vibra d’amore e orgoglio per i missini degli anni Settanta che lei racconta sempre e solo come vittime”. La sede della Colle Oppio era forse un covo di eversori? No. Azione giovani era l’organizzazione giovanile di An, la rispettabile destra di Fini. Ora non va più bene neanche quella? E il Msi negli anni Settanta partecipava regolarmente alle elezioni. Non era fuorilegge. E proprio i tentativi di criminalizzarlo condotti da figuri come Merlo provocarono tragedie e lutti che coinvolsero ragazzini che oggi giustamente Giorgia Meloni ricorda.

E’ vero – concede Merlo – che ci furono giovani missini uccisi ed è “giusto rendere onore, come fece Walter Veltroni da sindaco di Roma, alla memoria dei fratelli Mattei bruciati vivi da un commando di vigliacchi terroristi di Potere Operaio. Ma non sono un’invenzione della propaganda di sinistra i “picchiatori neri” che organizzavano spedizioni punitive e agguati: le famose immagini del 16 marzo del 1968 con Almirante che li guida all’università di Roma sono su YouTube”.

E dai “picchiatori neri” il salto logico di Merlo è ardito: “Qualcuno poi saltò in aria sistemando bombe: c’è stato un orribile terrorismo nero che ha molto ucciso e solo chi ha dimenticato gli Anni 70 può distinguere il manganello dal doppiopetto”. Chi saltò in aria? Uno pensa a Giangiacomo Feltrinelli e invece la mente del nostro è tutta concentrata sui terroristi neri. Merlo si riferisce a Silvio Ferrari la cui morte  avvenne il 19 maggio 1974 di notte a Brescia in seguito all’esplosione della bomba che portava sulla pedana della Vespa. Ordigno destinato alla sede della Cisl. Ferrari era di Ordine Nuovo, nulla a che vedere col Msi. Ma per Merlo queste sono quisquilie.

In un lampo di lucidità ammette che “Giorgia Meloni non ha nulla a che fare con quel terrorismo, ma ha nel Msi di Almirante i suoi modelli di patrioti: «siamo ancora oggi i custodi di un patrimonio valoriale che è stata la nostra giovinezza». Giudicato “revisionista” dalla destra più estrema, è vero che l’anziano Almirante abiurò l’antisemitismo, ma sempre esibì con fierezza il proprio passato, e ancora si emozionava al ricordo delle telefonate che, giovane addetto stampa a Salò, gli aveva fatto il Duce… Modelli più attuali di patrioti per Giorgia Meloni sono Orbán, gli spagnoli di Vox. Lei dice: «nausea». Io: «inquietudine»”.

Il ragionamento assai contorto e non privo di spunti comici se non fosse tragicamente condiviso dall’armamentario retorico del neo-antifascismo militante è il seguente: Meloni non ha nulla a che fare con il fascismo però ha a che fare con Almirante. Deve rinnegare, allora, anche il padre nobile missino. E poi qualche accenno alle bombe nere e a Ordine Nuovo non fa mai male. Serve per dare quella pennellata lugubre sulla quale certi vecchi arnesi confidano per allertare le coscienze civili rispetto a pericoli immaginari. Solitario è il loro gingillarsi con fantasmi e ossessioni lontane dalla mentalità degli italiani ma è pur sempre una valida alternativa ai giardinetti. Non si sa se compatirli o ignorarli.

 

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