Marcello Pera è il “piano B” del centrodestra? L’interessato: non confermo e non smentisco

lunedì 20 Dicembre 7:59 - di Redazione
Pera

Marcello Pera è in campo per la partita del Quirinale? Lui non smentisce e non conferma. Così in un’intervista a Libero a un mese dall’inizio delle votazioni per il nuovo inquilino del Colle. Di Pera si era molto parlato come possibile candidato del centrodestra se Silvio Berlusconi, alla fine, dovesse rassegnarsi e fare un passo indietro.

Sulle mosse del centrodestra Pera dice: «Hanno cominciato bene, chiedendo un tavolo con tutti e rivendicando il peso determinante che il centrodestra ha. Nessuno può imporre o farsi imporre qualcuno da nessuno. La situazione è eccellente per cercare il candidato più rappresentativo». Mentre a Berlusconi va dato il merito «di aver violato una regola un po’ farisea: che alla presidenza della repubblica non ci si candida. Lui invece di fatto si è candidato, e la cosa mi sembra che corrisponda a esigenze di trasparenza. Non è un bello spettacolo quello di un collegio che si riunisce per eleggere il più alto magistrato d’Italia senza che nessuno si sia fatto ufficialmente avanti. I cittadini vivono questa elezione come una lotteria o un gioco da cui sono esclusi».

Secondo Marcello Pera la possibilità di essere tra i candidati possibili è la conseguenza del sistema di elezione del presidente della Repubblica “che non mi piace”.  Come si fa oggi – afferma ancora – “a dire che uno è un “possibile candidato”? Non ci sono candidati e i possibili sono tutti quei milioni di italiani che hanno compiuto cinquanta anni. Un po’ troppi, mi sembra. Oltretutto, pensi al malcapitato che si trova l’etichetta di candidato sul collo. Se smentisce, conferma. Se conferma, esce dal novero dei candidati“.

E infine a Enrico Letta, che parla di vulnus grave se un presidente venisse eletto con 505 voti ricorda il caso di Saragat. «Se è un vulnus, c’è già stato nella nostra storia e fa precedente. Letta ricorderà che Saragat era il capo del Psdi. Fu tutto costituzionalmente legittimo e lo sarebbe ancora, anche se, politicamente, è vero che una maggioranza più ampia di quella strettamente necessaria sarebbe auspicabile. Dopotutto, si tratta di scegliere chi rappresenta l’unità nazionale».

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